SE sarà confermato nella futura sentenza della Corte di Giustizia Europea, il parere dell’Avvocatura Generale rappresentata dal greco Ranthos sulla Super lega e la Juventus si rivelerà decisa a aderire alla nuova competizione internazionale con Real Madrid e Barcellona, lo potrà fare ma a una condizione: dovrà dire addio all’affiliazione alla FIGC e alla Serie A (salvo una scissione che al momento non è all’orizzonte da parte della lega verso la federazione).
L’ Avvocato greco riconosce – nel suo parere – il Monopolio UEFA come legittimo, in barba a tutti i principi europei sulla libera concorrenza. Pazzesco ma vero, ma del resto in Europa, negli ultimi mesi ci siamo abituati a vederne di tutti i colori.
La stessa Avvocatura della CGUE si è espressa di recente su un’altra causa contro la UEFA, in questo caso tirando in modo pesante le orecchie alla confederazione europea e riconoscendo il potenziale conflitto di interessi della UEFA stessa.
Super lega: lo scenario più probabile
La partita è ancora aperta. Ma lo scenario più probabile rimane il primo: quindi in caso di Si alla Super Lega, dobbiamo mettere in preventivo un’uscita dalla Serie A. A meno che Inter e Milan non ritornino sui loro passi, allora, in quel caso, con Juve e le due milanesi in SuperLega, difficilmente la FIGC potrebbe radiare i tre club che hanno fatto la storia del calcio italiano. Si auto-radierebbe la stessa federazione in questo modo (perdonate la battuta poco felice).
Ma, al momento, la Juventus è sola in questa battaglia. E pensare che l’Inter, con un colpo di spugna, metterebbe in ordine gran parte dei suoi conti degni di un club in stato da pre-fallimento.
Ma se la Juve vuole girare pagina e levarsi dal pantano e dai veleni del calcio italiano (ci mancava il documentario sulla fake news storica del Goal di Turone da parte della RAI), lo potrà fare con la SuperLega ma anche con un investimento graduale sul calcio internazionale.
Leggi anche: la Juventus può giocare in un campionato estero?
Le multiproprietà sono il futuro del calcio europeo
𝐋𝐚 𝐦𝐮𝐥𝐭𝐢𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐞𝐭𝐚̀ è 𝐢𝐥 𝐟𝐮𝐭𝐮𝐫𝐨 del calcio internazionale ad alto livello.La 𝐝𝐢𝐟𝐞𝐬𝐚 𝐞 𝐥𝐚 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐛𝐫𝐚𝐧𝐝 𝐉𝐮𝐯𝐞𝐧𝐭𝐮𝐬 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐨𝐫𝐢𝐭𝐚̀.
La prima mossa? Si può spostare 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐍𝐞𝐱𝐭 𝐆𝐞𝐧 𝐢𝐧 𝐮𝐧 𝐜𝐚𝐦𝐩𝐢𝐨𝐧𝐚𝐭𝐨 𝐞𝐬𝐭𝐞𝐫𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐥’𝐚𝐜𝐪𝐮𝐢𝐬𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐭𝐢𝐭𝐨𝐥𝐨 𝐬𝐩𝐨𝐫𝐭𝐢𝐯𝐨. La squadra acquisita potrà prendere il nome di 𝐂𝐥𝐮𝐛 𝐉𝐮𝐯𝐞𝐧𝐭𝐮𝐬.
𝐃𝐞𝐯𝐞 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐨 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐨. Lo schema per il futuro? La 𝐒𝐮𝐩𝐞𝐫𝐥𝐞𝐠𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐜𝐚𝐬𝐚 𝐦𝐚𝐝𝐫𝐞 di Torino 𝐞 𝐢 𝐜𝐚𝐦𝐩𝐢𝐨𝐧𝐚𝐭𝐢 𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐢 𝐜𝐥𝐮𝐛 𝐬𝐚𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢𝐭𝐢. 𝐈𝐥 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐅𝐈𝐆𝐂 𝐧𝐨𝐧 𝐦𝐞𝐫𝐢𝐭𝐚 𝐚𝐥𝐜𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐢𝐝𝐞𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, visto che non tutela i club seri e che investono, con una giustizia sportiva medioevale e un’organizzazione dilettantistica.
Perché il calcio italiano vuole la distruzione della Juve
Un club come la Juventus, in una Serie A sotto le regole della FIGC, può sentirsi tutelata? Può tutelare i suoi azionisti e interessi? La domanda è retorica.
Parola d’ordine: #JuvExit, perché, come vi avevo spiegato nei precedenti post, oramai in Italia c’è un clima da santa inquisizione a tutti i livelli. I 9 scudetti e il progetto SuperLega non sono mai stati digeriti dell’opinione pubblica italiana, così come il trasferimento della holding di famiglia in Olanda.
Ci hanno messo con le spalle al muro, se vogliamo rimanere in Italia non dobbiamo vincere e stare in silenzio. Se alziamo la testa ogni anno ci massacrano con un pretesto diverso.
Usciremo prima o poi da questa bufera, ma per cosa? Per farci riattaccare con un pretesto tra 3/4 anni? Sarà un attacco a ciclo continuo. Gianni e Umberto Agnelli non ci sono più a tutelarci da questo sistema marcio.
Bisogna pensare a un calcio differente da quello del ‘900
Tenendo conto di questo contesto italiano-massonico, se la Juventus vuol avere un futuro, lo deve pianificare all’estero e immaginarsi fuori dall’Italia entro un arco di 5/10 anni, in un contesto, quello del calcio mondiale, fluido e dinamico.
Nel ‘900 il calcio aveva bisogno di strutturarsi ed è stato organizzato e disciplinato da associazioni e manager dilettanti. Oggi il calcio è anche un’industria e merita di essere gestito dai diretti protagonisti e da chi investe in questa industria, non da potentati dalle logiche massoniche e politiche.
L’invasione degli investitori statunitensi nel football del Vecchio Continente porterà a una rivoluzione del calcio che conosciamo oggi. E’ solo questione di tempo. E’ già un business a 360 gradi miliardario ma è gestito da uomini che pensano alle poltrone e alla politica sotto logiche ricattatorie e dittatoriali. I manager del nuovo calcio devono solo pensare a implementare i ricavi e l’attrattività di questo sport. Informatevi della nuova lega di calcio a 7 di Pique e di cosa è successo ieri a Barcellona.
JuvExit entro 5 anni, si alla multiproprietà
La Juventus può avere più di una via di uscita dal sistema Serie A-FIGC, oramai un sistema perdente, non credibile e anti-economico.
La chiave è il concetto di MULTIPROPRIETA’, MULTIGRUPPO, come RedBull e City Football Group gestito magistralmente da una mente raffinata come Ferran Soriano (nella foto in copertina), il manager di calcio numero uno al mondo (di lui ne parleremo diffusamente nei prossimi post). Dovrebbe essere un manager così a gestire la UEFA e le competizioni europee.
Exor è un gruppo mondiale e la Juve deve diventare tale
La capogruppo di JUVENTUS INTERNATIONAL deve essere una Holding calcistica con sede in Olanda (come la controllante Exor) e il progetto di punta deve essere sempre la nostra amata JUVENTUS FC 1897 che continuerà a giocare a Torino ma per partecipare solo alla SuperLega e alle competizioni internazionali più credibili, concentrandosi al 100% su questi impegni. Dopo 9 scudetti consecutivi ancora trovate interesse per la Serie A e i velendi di napoletani, interisti e romanisti?
Naturalmente Juventus International non potrà stare in piedi solo con i soldi della SuperLega ma dovrà farlo anche con i proventi del player trading (quello reale e non quello di Agnelli-Paratici degli ultimi anni), possedendo proprietà in paesi strategici come Olanda, Francia e Portogallo, dove i campionati hanno costi contenuti ma i vivai sono molto floridi (e anche su questo punto ne riparleremo), le strutture ad hoc e i sistemi di giustizia sportiva sono credibili.
La mossa è semplice: basta perdere tempo e risorse, bisogna evitare di investire in un sistema marcio e sull’orlo del fallimento come quello italiano, con regole che vengono applicate in base alle simpatie in seno alla Federcalcio (magari su suggerimento della UEFA qatariota).
L’investimento dell’ UNDER 23 (Next Gen) lo si sposta all’estero, comprando il titolo sportivo di una società dotata di stadio privato in Francia, Portogallo o Olanda. Se il club ha anche i colori bianconeri ancor meglio perché dovrà chiamarsi Juventus! Una multiproprietà seria come quella dei Pozzo è riuscita anche a mettere le mani sui proventi dei diritti televisivi della Premier League. Oramai il futuro va in questa direzione, chi rimane in Italia è destinato a morire più o meno lentamente, le logiche e le strutture sono le stesse degli anni ’80. Gli investimenti vanno fatti in campionati e paesi esteri e credibili, non nella Repubblica delle Banane.

5 pensieri su “Se la Juve vuole la Super Lega può percorrere solo una strada (legale)”