Allegri si gioca tanto a Empoli, le voci su Antonio Conte e quella clausola…

Ci risiamo, siamo tornati al punto di partenza, o meglio, di non ritorno. C’eravamo illusi che il primo tempo di Udine avesse messo in carreggiata la Juventus verso un calcio più propositivo e vincente ma, dopo un’annata orribile, è bastato un soffio di-vino per una bella ubriacatura pre-vendemmia settembrina. Ed oggi abbiamo di nuovo il mal di testa, quel emicrania che ci ha accompagnato per una stagione intera.

La doppia mossa di Thiago che ha mandato in tilt la Juve

Il pressing alto, gli esterni iper aggressivi, il possesso palla, tutto evaporato davanti a Thiago Motta (uno degli obiettivi di Francesco Calvo in primavera), che ha studiato nei minimi dettagli la Juve in versione friulana e l’ha smontata in poche mosse, inserendo tra Alex Sandro (perno debole di questa Juve) e Cambiasso, un uomo che agiva tra le linee . Idem a destra. Questa doppia mossa ha costretto i nostri esterni a stare bassi, la Juve difendeva (come la scorsa stagione) con 5 uomini più Locatelli (schiacciato che faceva quasi il sesto). Così a centrocampo siamo andati in inferiorità numerica e la partita, nel primo tempo, l’ha fatta il Bologna.

In cosa ha sbagliato la Juve? Era troppo lunga in campo e questi spazi tra i reparti hanno favorito i felsinei. Notavo anche nel secondo tempo che quando facevamo pressing disorganizzato solo con due/tre uomini davanti, i centrocampisti poi erano schiacciati sulla linea difensiva invece di supportare l’azione della prima linea trenta metri dopo, creando un buco in mezzo.

Un lavoro di un mese non può compensare 8 anni

Non sono bastate, evidentemente le sedute del tattico Magnanelli per migliorare questi movimenti che, almeno a Udine si erano visti ma quel Udinese nella prima frazione di gioco è stata sopresa da una Juve così propositiva, nella ripresa ha preso subito le misure.

Vedremo, ma sono convinto che 8 anni di non lavoro sul campo sull’intensità e sulla organizzazione e schemi (questo l’ha sempre rivendicato Allegri) alla fine la paghi con gli interessi, soprattutto quando vai a affrontare squadre come l’Empoli che, in genere, sono iper organizzate. Un mese di lavoro non può bastare, serve molto di più, oltretuttto con una squadra che a centrocampo ha dei limiti tecnici.

A Empoli passa la stagione della Juve dal punto di vista degli equilibri interni

Incontrare l’Empoli in questo momento è pericolosissimo: una partita dove hai solo da perdere e poco da guadagnare, perché se vinci, hai vinto contro una provinciale ma se perdi sono dolori e l’ambiente rischia di sfasciarsi, visto che i presupposti sui quali ripartire sono stati molto precari (conferma di Allegri).

Con l’Empoli aveva esordito in casa in modo disastroso Allegri nella sua seconda esperienza, umiliato da Andreazzoli ( la Juve non aveva toccato palla) quando i toscani giocavano a memoria. E’ la sera famosa di quando Allegri e il capitano Chiellini (che non fece una bella figura con i suoi compagni) sborbottavano: “questa non è una squadra”. E per forza, siete pagati per farla diventare tale con il lavoro sul campo, ma in due anni abbiamo visto questo lavoro solo a sprazzi a inizio di questa stagione.

Con l’Empoli l’anno scorso è finita in goleada (per loro) al ritorno, in un’altra serata particolare, quella del -10. Se la Juve avesse vinto poteva giocarsi la Champions contro il Milan e invece finì in tragedia.

Siamo alle solite…

Siamo alle solite, punto e a capo. Le partite vengono preparate malissimo (vedi Bologna), il piano tattico con due mosse dell’allenatore avversario salta, perché in questi anni la Juve ha lavorato malissimo ed ha poche alternative. Quest’anno se ci disinnescano gli esterni sono dolori.

Non tutto può cambiare così dall’oggi al domani. Ma a Empoli ,Allegri si gioca la tenuta dell’ambiente che potrebbe saltare in mille pezzi, in caso di passo falso. E a quel punto, senza coppe, la stagione potrebbe diventare un inferno.

C’è chi spinge per Antonio Conte…

C’è chi, all’interno, spinge per il ritorno dell’unico uomo che può garantire una Juventus essere fin da subito competitiva e quel uomo è Antonio Conte, che, in primavera, si è incontrato un paio di volte con John Elkann.

Elkann è convinto che sia lui l’uomo giusto ma il passo decisivo non si è potuto fare per due ragioni:

La prima è la penale che è sulla clausola di Allegri che, in caso di esonero, costringerebbe il club a doverlo pagare sull’unghia più di 30 milioni di euro (non sappiamo però quando scade). E’ stata una forzatura di Andrea Agnelli per preservare la stabilità tecnica nella Juventus e auto-frenarsi e auto-frenare i propri dirigenti, prima dell’arrivo di Arrivabene (“lo paghi te il nuovo allenatore?”): nel 2021 la Juve era reduce da 3 allenatori in 3 anni (Allegri, Sarri, Pirlo). Si è deciso per questa clausola per imbavagliare anche chi sarebbe arrivato dopo (proprio Arrivabene).

Juve prigioniera della clausola, ma a tutto c’è un limite

La Juve è prigioniera di questo contratto ma a tutto c’è un limite. Di sicuro chi sbandiera sui giornali (con la complicità degli amici nelle redazioni) di avere potere decisionale totale (soprattutto sul mercato) sta bluffando e il bluff sta venendo a galla (pensiamo alle operazioni Lukaku e Berardi per esempio).

La seconda riguarda il fatto che, con questo mercato di espiazione dei peccati del passato, Antonio Conte avrebbe già dato le dimissioni. Meglio quindi giocarsi questa carta più avanti, quando i tempi saranno maturi, ma solo se il leccese accettasse un programma basato soprattutto sui giovani e sugli investimenti mirati.

C’è poi il fattore Giuntoli che è arrivato e che – non è un mistero – predilige un allenatore come Vincenzo Italiano (cercato anche quando era a Napoli). E piace molto Thiago Motta (consigliato da Moggi). Se dovesse saltare Sarri alla Lazio, scommettiamo nel “bolognese” a Roma? Chi accetta questa scommessa?

Igor Tudor è sempre ai box che aspetta, ma con quella clausola pro Allegri, è difficile pensare oggi a un esonero, a meno che la situazione non degeneri. Da Empoli passa molto della stagione della Juve.

3 pensieri su “Allegri si gioca tanto a Empoli, le voci su Antonio Conte e quella clausola…

  1. Come ANTONIOCONTECAPITANO nessuno, Juventino fino al midollo da sempre, costruitosi da solo sia da calciatore che da allenatore. Con lui sulla panchina si gioca in 12 . Con lui nello spogliatoio non esisterebbe mai che un Ronaldo sprona i compagni, o che un Dany Alves fa il discorso prima di una finale. Un fratello maggiore x tutti i giocatori (vedi Giovinco) UN VERO CAPOBRANCO . Motivatore doc , uomo di campo , preparazione atletica super. Testa , Cuore, Gambe.

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  2. condivido in pieno ma non credo, purtroppo, che se anche Empoli o altre debacle si concretizzassero, Acciuga sarebbe allontanato: costerebbe tanto quanto sarebbe costato licenziarlo alla fine dello scorso campionato. E sembra non ci si possa permettere.
    Voglio pensare e sperare che pur dovendo tenerlo Mister Cortomuso, con la nuova dirigenza e l’avvento di Giuntoli e Magnanelli, lui sia relegato alla scrivania e alla presenza alla domenica in panchina e che durante la settimana il lavoro venga fatto da chi ha voglia, idee, fame , capacità, competenze. Se si stufasse di esser pagato per “soltanto questo” , ponti d’oro.

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