Avevamo messo in preventivo che il tentativo di Udine sarebbe andato in soffitta dopo il primo passaggio a vuoto (Bologna). Un film già visto l’anno scorso dopo la splendida partita con la Roma. In Friuli la Juve praticava un pressing alto, con gli esterni che interpretavano il 3-5-2 di base in maniera molto offensiva, Cambiaso quasi sulla linea degli attaccanti, sembrava quasi un 3-3-4 in alcuni frangenti. Era una Juve spettacolare nel primo tempo. Nella ripresa è andata in grave affanno (ma eravamo sul 3-0) e questo fatto è stato rivendicato domenica sera nella conferenza stampa di Empoli da Allegri.
L’aspetto curioso è che i giornalisti allegriani hanno giustificato il fatto che la squadra praticava un gioco più offensivo perché “la stagione precedente l’età media della squadra era più alta”. Era più alta per precise scelte sul mercato anche dell’allenatore. Comunque Allegri ha fatto presto a rimangiarsi tutto in 15 giorni (“se hai una pistola non puoi andare in guerra contro i carriarmati”).
La settimana dopo, con il Bologna, Thiago Motta ha imbrigliato la Juve e il progetto è andato a naufragare. Anche se c’è chi sostiene che la Juve si è presentata al Dall’Ara imballata nelle gambe dopo una settimana di carichi di lavoro. Ma il sogno di vedere una squadra finalmente con un gioco moderno, intenso e propositivo si è sciolto come neve nel sole di fine agosto inizio settembre.
Domenica, in Toscana, si è registrata la definitiva restaurazione: Allegri è passato ai suoi vecchi principi: mettere in campo una squadra più pragmatica e muscolare.
Invece di tener duro, due giorni fa abbiamo rivisto antichi concetti, fin dalla lettura della formazione iniziale.
Il tecnico livornese è questo, non si può cambiare mentalità dopo i 50 anni. Stiamo parlando di un allenatore che vede il calcio dal suo punto di vista: preferisce i Van Bommel ai Pirlo davanti alla difesa, inutile illudersi di voli pindarici come dice lui stesso.
Abbiamo messo in campo i centimetri di Gatti al posto di Alex Sandro (e questo è positivo), è tornato Miretti al posto di Fagioli. Per il resto sono rimasti i kg e i centimetri di Locatelli e Rabiot. E’ un centrocampo di corsa e muscoli, non certo di piedi buoni, al massimo discreti. Il compito è quello di contenere e proteggere la difesa più che di offendere e gestire palla. Manca, come ha detto Moggi, un giocatore pensante. L’unico regista vero in rosa, Rovella, è stato ceduto. L’altro potenziale regista, Fagioli, fa la spola tra il ruolo di mezz’ala e la panchina.
Con quei tre, con tutto il rispetto, non puoi pretendere un possesso palla e un calcio champagne.
Il cambiamento più evidente sugli esterni: con McKennie (fuori ruolo ma fisicamente pronto, era l’ora…) a destra al posto del brevilineo e veloce Weah, mentre a sinistra Kostic che ha giocato in maniera più offensiva per una Juve leggermente non simmetrica che difendeva con 5/6 uomini (Locatelli) più Rabiot e Miretti a fare filtro.
Una parentesi su Fabio Miretti la voglio aprire: è molto criticato nonostante i suoi 19 anni. Miretti è criticato perché sbaglia quasi sempre la scelta o l’esecuzione dell’ultimo passaggio e negli occhi dei tifosi rimane quello. Però quando è in campo, garantisce maggiore equilibrio e soprattutto pressing.
Nel primo tempo a Udine ha fatto molti errori di rifinitura ma era lui l’uomo che comandava il pressing offensivo. Uscito al 45′ per alcuni evidenti errori di rifinitura, siamo andati in panne fisicamente, l’Udinese ci ha schiacciato per tutta una serie di fattori, compresa la sua uscita.
Domenica a Empoli ha garantito la quantità e il filtro che chiedeva Allegri, anche qualche incursione.
Non finirò mai di dirlo: oggi Fabio è un ottimo centrocampista basso, non può giocare dietro le punte. Quel lavoro lasciatelo fare a Pogba quando sta bene (purtroppo si è bloccato di nuovo). Non ha i piedi ancora e forse la lucidità negli ultimi 30 metri che solo l’esperienza gli garantirà.
Ma quali prospettive ha questa squadra passata di nuovo a lucidare i muscoli rispetto ai piedi fatati di Fagioli, la velocità di Weah e la verve di Cambiaso? Con Miretti, Locatelli, Rabiot, Mckennie e Kostic quali sono le nostre prospettive?
Ripeto, dobbiamo capire il contesto: fin quando rimarrà l’uomo che ama i Van Bommel, la squadra avrà un equilibrio con questi ultimi 5 che vi ho citato. A Empoli in pratica i padroni di casa hanno tirato solo una volta sullo 0-2. Abbiamo rischiato pochissimo.
E’ legittimo quindi aspettarsi con questo aspetto (poco spettacolare ma pragmatico) di fare il pieno di punti con le provinciali e di faticare parecchio negli scontri diretti, almeno quando ci lasciano l’iniziativa. Dovrebbe bastare per l’obiettivo minimo del quarto posto.
Il problema è che se ti allontani dai concetti moderni del calcio (pressing alto, intensità e possesso) fai fatica ad alti livelli. Non a caso questa squadra ha perso 5 partite su 6 in Champions League. Stiamo andando nella direzione opposta in cui va i calcio ma spero che per la proprietà della Juventus sia un rischio calcolato. Sia un modo per garantirsi almeno uno dei 4 posti che daranno l’accesso alla Super Champions League del prossimo anno.
Spero che alla Continassa vi sia questa consapevolezza e di aver fatto uan scelta precisa verso la solidità per ottenere la Champions. Perché il conto da pagare è alto: rischi di ballare la lambada per oltre 100 minuti contro squadre di qualità tecnica che oramai giocano con intensità altissima.

Un pensiero su “La restaurazione di Allegri con il 5-3-1-1 (o 3-5-2) muscolare: pregi e difetti, le aspettative”