Sono stato scettico negli ultimi mesi sulla volontà della Proprietà di voler proseguire a investire e credere nella Juventus, non l’ho fatto per partito preso ma solo dopo una valutazione dei fatti, per esempio da novembre fino a una settimana fa, John Elkann non si era mai visto allo Stadium. Le voci sui sauditi interessati alla squadra torinese hanno fatto il resto.
Valutando i fatti oggi e unendo i puntini dopo questa settimana, si può dire che John e Exor siano sempre più vicini al Mondo Juve. E non sono uno che si fa ammaliare dalle dichiarazioni di facciata, valuto, come detto, fatti oggettivi e incontrovertibili:
1 – l’aumento di capitale deciso da 200 milioni di euro (funzionali a coprire la futura perdita nel prossimo esercizio 2023/24 per via dell’assenze dalle coppe). Come vi scrissi a inizio estate, Exor sta aspettando l’esito del mercato. Se Giuntoli e Manna riusciranno a fare delle buone plusvalenze, l’iniezione di capitale potrebbe non essere necessaria. Il mercato è stato difficile, delle uscite ci sono state, il taglio agli ingaggi pure ma non è stato sufficiente.
Ma la proprietà non ha esitato un secondo e gli azionisti metteranno sul piatto (con ogni probabilità aderendo all’aumento) altri 200 milioni che si andranno ad aggiungere ai 700 milioni che già sono stati utilizzati per sanare le perdite degli esercizi precedenti.
Se pensate che Exor ha avuto una semestrale da 2 miliardi di profitti e dal 2019 ad oggi metterà nella Juventus 576 milioni (gran parte li ha già messi). Venitemi a dire tutto ma non che Elkann non sia tifoso. Si tratta di una quota rilevante comunque del business di una società che si assesta – negli anni buoni – a 4 miliardi di profitti.
Elkann è stato chiaro: “Questo è l’anno zero perché è l’anno in cui la Juventus riparte su delle basi più reali. Il lavoro che è in atto e la solidità dell’ aumento di capitale permette alla Juventus di progettare un futuro forte in campo e anche fuori campo”.
2 – John finalmente è stato visto in tribuna con tutti i figli presenti durante il derby. E l’aspetto ancor più bello è che i figli l’hanno accompagnato nel dietro le quinte della festa bianconera del centenario degli Agnelli salutando tutti i giocatori. A mio avviso questo è il segnale più forte di continuità che ha voluto dare Elkann.
Agnelli e Nedved assenti alla festa
Durante la festa bianconera mi ha colpito la doppia assenza del cugino Andrea Agnelli e Pavel Nedved. Non voglio pensare che non siano stati invitati, fanno parte della storia della Juve. John ha anche nominato il cugino Andrea quando ricordava lo scudetto del 1994. E’ probabile che l’ex Presidente e l’ex vice in questo momento vogliano evitare i riflettori. Una volta chiarite le loro posizioni nei procedimenti, allora il clima potrà essere più distensivo.
Ma è logico pensare che tutte le voci che vanno nella direzione di una certa tensione interna familiare siano fondate, l’assenza di Andrea, dopo i nove scudetti di fila, pesa non poco. Alla fine è entrato nell’ Olimpo bianconero e della Famiglia con questa impresa sportiva al netto degli errori commessi negli ultimi anni. E’ giusto ricordare però anche gli impegni finanziari presi e sostenuti anche dal cugino e da tutti i rami familiari.
Ora è chiaro: è la Juve di Elkann
Come detto, John ha parlato di Juventus alla stampa per 4 giorni di fila, un evento eccezionale come a voler ribadire che questa squadra porta il suo nome. E’ un atto di vicinanza che non va sottovalutato, ma è logico che molto dipenderà dall’andamento sportivo della squadra, anche Exor (e tutti gli azionisti) non possono sostenere un impegno finanziario di quasi un miliardo ogni 4/5 anni.
Nessuno mi leva dalla testa, soprattutto dopo la fine della crisi medio-orientale, che si tornerà a parlare di un socio di minoranza che affianchi Exor e che porti nuovi sponsor in dote.
Elkann lippiano non solo a parole
Stiamo comunque parlando della Juve di John Elkann che ha ribadito, in una recente intervista, di essere un lippiano convinto: ha citato come la sua impresa a cui si sente più legato nella storia della Juve il primo scudetto targato Marcello Lippi, quello del 1994-95, quando i bianconeri vinsero a sorpresa.
Conosciamo il legame profondo di Marcello con il nonno (l’Avvocato Gianni) e il pro-zio (Umberto) che lo scelse con Moggi per ben due volte (nel 1994 e nel 2001). Lippi è sempre stato legatissimo alla famiglia Agnelli e a John.
Nella sua prima Juventus, quella di John e Blanc, il primo allenatore scelto è stato un altro lippiano, Didier Deschamps che ha riportato la squadra dalla B alla Serie A. Si è poi dimesso a 2 giornate dalla fine.
Con Lippi c’era un accordo blindato nel 2009-2010 che, dopo l’incarico con la Nazionale italiana, sarebbe dovuto diventare il direttore tecnico con un suo fidato uomo in panchina. Per questa ragione fu scelto il suo secondo ai Mondiali 2006 Ciro Ferrara (insieme al “viareggino” Maddaloni e a Rampulla) e si parlava anche di Fabio Cannavaro (che lo ha poi seguito in Cina con Maddaloni). Le cose però non andarono bene perché Ciro era alla sua prima esperienza in panchina, la società molto debole e Lippi non poteva proteggerlo visto che doveva preparare il Mondiale del Sud Africa. Sappiamo come è finita.
Al termine di quella stagione era già stato scelto da John Beppe Marotta e come Presidente Andrea Agnelli. Si è girato pagina e Lippi non è mai più tornato alla Juve ed ha avuto una influenza sempre minore.
Conte legato al carro di Moggi nei primi anni e a Napoli…
Dopo Deschamps e Ferrara, l’unico lippiano che ha frequentato la Continassa è stato Antonio Conte, il quale però non è mai stato legato come Ciro al tecnico viareggino. Antonio – all’inizio della sua carriera – è sempre stato legato al carro di Luciano Moggi che è stato decisivo nel portarlo e nel proteggerlo a Siena e poi alla Juventus di Andrea Agnelli. Poi le strade di entrambi si sono divise ma è probabile che ci sia sempre la mano di Big Luciano con Lotito (si Lotito!) nel portarlo in Nazionale ai tempi di Tavecchio.
Stasera Conte ha smentito il suo approdo a Napoli nonostante i rumors: “Vedo il mio nome accostato a club importanti, ma ribadisco la volontà di star fermo”. Conte-De Laurentiis, due caratteri così fumantini… impossibile la convivenza. Antonio vuole rimanere a Torino, vicino alla Famiglia, ci riuscirà?

siamo fottuti diventeremo la Ferrari del calcio solo figure di merda…
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