Franco Causio

Perché la Juve dei tre mediani ha bisogno del “nuovo Causio”: può arrivare in prestito dalla Premier League

Godiamoci la vittoria anche se determinata da due episodi: il primo è anche merito di Kean che ha fatto una bella magia, saltando come un birillo Thiaw (è da Milan?), il secondo il tiro fortunoso di Locatelli. Ma è una Juve solida e in questa Serie A è una caratteristica che paga. La Juve di Allegri sarà sempre passiva, senza intensità e organizzazione in fase di possesso palla, non illudiamoci ma il Mister punta su quello che riesce a far meglio: cercare di rischiare il meno possibile. Alla fine in campionato l’atteggiamento potrebbe pagare, in Champions League invece non avremmo speranze con questo atteggiamento.

Fa male vedere una Juve rinunciare a giocare e attaccare in superiorità numerica, ma fa bene invece vederla vincere a San Siro.

Senza organizzazione di gioco, gli episodi saranno determinanti, ma se riesci a limitare gli episodi nella tua metacampo, le probabilità di vincere la partita aumentano, in campionato. Certo, quando Inter e Napoli vanno a pieni giri e giocano in modo intenso, con quella qualità di palleggio è difficile contrastarli. Idem il Milan in 11 contro 11.

Alcune chiavi del match però sono state ben studiate: in primis il raddoppio costante pianificato da Allegri su Leao, unica e vera spina nel fianco. Nell’occasione di Giroud, il portoghese ha fregato Gatti però facendo una giocata imprevedibile delle sue, il difensore juventino lo aveva portato sull’esterno, limitandolo (non avendo in quella occasione la copertura del centrocampista, ma è stato un episodio raro). Rugani ha marcato in modo stretto il francese che però si è superato e ha fatto movimento e stop da attaccante di razza, da applausi a scena aperta. Per il resto Rugani ha fatto la solita partita pulita e attenta (è un difensore sottovalutato, per me meriterebbe la maglia titolare in questa Juve).

Su Olivier Giroud voglio soffermarmi: in Serie A, a 37 anni fa la differenza (uscito lui, il Milan è caduto in depressione), in Premier era la controfigura della controfigura negli ultimi anni, segno evidente che tra il campionato inglese e quello italiano c’è una differenza abissale.

La Juve sarà sempre passiva con questa gestione tecnica, rientra nelle sue corde e caratteristiche. Le squalifiche di Pogba e Fagioli ci hanno castrato le poche velleità che avevano di fare un minimo di gioco di qualità a centrocampo.

E’ una mediana di quantità: Locatelli, McKennie, Rabiot. Soprattutto Loca e il francese bruciano tempi di gioco con la facilità con il quale un bambino mangia caramelle.

La Juve dei tre mediani


E’ la Juve dei 3 mediani. Solo in due occasioni nella storia della Juve ho visto una Juve vincere con 3 mediani in campo. La prima è nel 1976/77: arrivò un giovanissimo e “sconosciuto” (come allenatore) Giovanni Trapattoni che pretese la cessione dell’unico regista (Capello) per scambiarlo con Romeo Benetti, un “boxer” da combattimento, con Beppe Furino che curava la prima fase di possesso e Marco Tardelli che faceva la mezz’ala box to box. C’era però Franco Causio che era libero di inventare, saltare l’uomo e crossare per Bettega e Bonimba. Il Barone garantiva quella fantasia e qualità per scardinare le difese avversarie. E’ stata la Juve dei record di punti e della prima vittoria in Europa.

C’è stata poi la Juve di Lippi, quella che si serviva di Deschamps (una sorta di regista difensivoi), Conte e Davids che dovevano macinare chilometri (Jugovic in primis, Tacchinardi e Di Livio erano le prime alternative). Erano tre mediani dai piedi buonissimi e dal gran ritmo ma erano al servizio di due fuoriclasse: Zinedine Zidane e Alessandro Del Piero. La stessa struttura e squadra fu riproposta anche da Carletto Ancelotti che aveva come perno fondamentale il franco-algerino.

Questa Juve ha i 3 mediani, è una squadra molto operaia, gioca senza regista come nel 1976, ma non ha alcuna qualità. Sono due squadre imparagonabili, l’unico punto in comune è l’assetto. Ma questi tre mediani a chi portano l’acqua?

Pogba e Fagioli hanno commesso due gravi errori e ci hanno privato dell’unica speranza di poter vedere, almeno a sprazzi, qualche giocata degna di nota. Solo Chiesa può regalarci qualche strappo fisico, in velocità. Ci sarebbe Iling Junior ma è ignorato (e non sappiamo il motivo).

Juve: il mercato di gennaio, le occasioni

Troppo poco per competere per le prime due posizioni. Sono convinto però che se la Juventus sarà appaiata nei primi 3 posti, a poca distanza dalla prima, si proverà a innestare qualità (spero) a centrocampo e in attacco.
La prima scelta è Thuram del Nizza, ma difficilmente i francesi se ne priveranno a gennaio, è un’operazione che, Liverpool permettendo, potrebbe sbocciare a giugno.

Lazar Samardžić, solo 22 anni, può essere l’innesto giovane e di qualità per sostituire Fagioli e investire per il futuro. Ma ci vuole qualcuno per fare la differenza e, a mio avviso, sul mercato l’unica occasione giusta è Sancho che il Manchester United è disposto a cedere in prestito a condizioni vantaggiose.

In Bundesliga l’ala inglese ha fatto bene, in Premier League ha fallito (ma lo United è in questo momento un cantiere che brucia giocatori) ma tra la massima serie inglese e la Serie A c’è un abisso e Sancho potrebbe essere quel elemento di qualità che ti crea la superiorità numerica e ti potrebbe far fare il salto in avanti tanto desiderato. In senso metaforico (le caratteristiche sono differenti, il ruolo uguale) Sancho potrebbe essere il nostro nuovo Causio.

Riuscire a mettere le mani su Samardžić e sul britannico a gennaio potrebbe farci svoltare. La Juve è solida, bisogna darle un pizzico di fantasia per creare quel giusto mix vincente, a prescindere dal gioco che, abbiamo capito, sarà sempre delegato alla giocata del singolo. Proprio per questo, bisognerà investire sulle giuste individualità.

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