Mourinho

L’esonero di Mourinho e il fallimento degli americani nel calcio europeo: ancora per quanto saranno disposti a perdere (soldi) e potere?

E’ veramente difficile poter comprendere la logica della gestione dei Friedkin a Roma (se esite una logica) e l’esonero di Mourinho è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il club giallorosso si ritrova senza allenatore e con un direttore sportivo ad interim (Tiago Pinto) e con le valigie pronte a fine mercato. Ho come la sensazione che la proprietà della Roma abbia rotto di brutto con Jorge Mendes. Del resto affidare la propria gestione a uno squalo del genere ti espone a pagare ingaggi onerosissimi e flop clamorosi.

Non conosco agenti che hanno mai fatto la fortuna di un club, è logico che fanno i loro interessi e spostano i vari Renato Sanchez da un’infermeria all’altra.

Via Mou e via Tiago Pinto, sulla porta ci sono Conte e Petrachi? Auguri per il long term (spiegheremo bene nel dettaglio in seguito).

Per club come la Roma che senso ha questo calcio così strutturato?

A Roma hanno le idee chiare? E’ irrilevante che il club sia indebitato, negli ultimi 60 anni abbia vinto una Conference League in Europa e venga multato dalla UEFA per il Fair Play finanziario farlocco (pro arabi e pro Premier League) ma è la prima società a fare un comunicato contro la Superlega. C’ è una logica in tutto questo?

Solo chi ragiona con il prosciutto negli occhi non capisce che la sua unica speranza di poter rialzare la testa e avere i mezzi finanziari per ritornare a essere competitiva è quella di partecipare a una nuova competizione di elité nella quale i proprietari sono proprio i club (come in NBA e NFL). Ai nuovi proprietari gli piace essere strangolati dalla UEFA? Hanno i soldi e non possono spenderli?

Ricordo la Roma competitiva con Dino Viola negli anni ’80 e Sensi a inizio 2000. C’era passione e competenza, oggi non c’è nulla di queste due componenti, solo tanto potere politico (non vengono mai sfiorati dalla giustizia sportiva, nonostante le indagini in corso). Ma anche i Sensi e i Viola faticherebbero in questo contesto dove gli arabi e la Premier League possono fare quello che vogliono.

Un americano a Roma… suona (ancora) bene?

Dall’arrivo degli americani, da salvare solo le stagioni con Sabatini che comprava bene giocatori giovani e emergenti e rivendeva a caro prezzo. Almeno i bilanci erano decenti ma i risultati non sono mai arrivati, a meno che non ci si accontenti di qualche secondo posto e di una semifinale di Champions. I proprietari americani non faranno mai pazzie e nel mercato del calcio attuale, questi club difficilmente riusciranno a emergere

Oggi la Roma non ha un progetto tecnico credibile, sembra vivere alla giornata e la sua proprietà pare stia lì ma non si sa per quale motivo. La netta sensazione è che la vicinanza di tifosi ingombranti come Malagò, alla fine condizioni la gestione societaria con scelte politiche sportive esterne. Più la pressione della piazza con i tifosi che non vedono bene nuovi orizzonti e competizioni. Se gli piace cuocere in questo brodo…

Non voglio infierire sugli amici giallorossi, semmai servirebbe una grande Roma per avere una Serie A competitiva, qualsiasi tifoso italiano sogna di nuovo di rivedere una squadra spettacolare come lo era quella di Bruno Conti, Falcao e Roberto Pruzzo, oppure di Totti e Batistuta. La Serie A ha bisogno di un club così.

Perché gli americani investono nel calcio europeo

Ho scelto la Romacome esempio di scuola per pormi una domanda molto più seria: cosa ci fanno gli imprenditori americani in Europa? Perché investono nel calcio? Per motivi geo-politici?

Considerando la finanza e l’economia statunitense, per come è strutturata, non penso che ci sia un disegno geopolitico dietro collettivo. Semmai, gli americani sanno benissimo che lo streaming è uno strumento talmente potente che può rendere il calcio, se ben gestito (cosa che non lo è ora) un business.

Ma comprare in Premier League richiede oramai quote d’ingresso clamorose e anti-economiche, difficilmente ammortizzabili, quindi ci provano con il calcio minore europeo ma atterrano in un contesto difficile e che non conoscono. Un contesto che, grazie alle scelte della UEFA degli ultimi 20 anni, è diventato anti-economico e anti-sportivo. Se ne rendono conto gli investitori americani del contesto avverso?

Oggi è un business solo per calciatori e agenti, per la maggior parte dei club è solo un disastro finanziario. Anche in Premier League, pur incassando parecchio, molte squadre spendono più denaro di quanto ricavano. Inizia anche là, per certi club, una fase molto delicata, nonostante le risorse ingenti.

Diritti tv: gli americani beffati da arabi, Premier League e UEFA che si stanno mangiando tutto

E allora per quanto ancora gli investitori americani saranno interessati a mettere soldi nel calcio italiano e farsi beffare da una concorrenza – in Europa – falsata dai petro dollari degli arabi e dalla Premier League che si sta mangiando tutto il mercato dei diritti televisivi? E quello che rimane se lo fanno fuori la UEFA (con la Champions) e la FIFA (con i Mondiali).

Fino a quando Wall Street, gli investitori e i fondi americani continueranno ad allinearsi al sistema della UEFA per non vincere nulla o quasi e continuare a bruciare soldi e non fare business?

Per loro è strano visto che i proprietari delle franchigie NBA, NFL e di tutti gli sport professionistici guadagnano mentre nel calcio non è così?

Nel primo golpe pro Super Lega 4 proprietà e mezza erano americane su 12 club

Fino a quando questi investitori saranno disposti a perdere sul campo e fuori? Secondo me gli investirori di Wall Street sanno benissimo di essere finiti in un ginepraio e prima o poi cercheranno di recuperare l’investimento. Lo sanno perché nel 2021 hanno dato un segnale molto forte e fu Boris Johnson (l’ex Premier inglese) a impedirgli di andare avanti per non penalizzare la Premier League.

Ricordiamoci che nel primo golpe della SuperLega erano presenti Milan, Arsenal, Liverpool e Manchester United, tutti a proprietà statunitense. Il Milan ha cambiato proprietario e Cardinale sembra intenzionato a tenere una porta aperta al progetto, mentre il Chelsea è passato da proprietà russa a USA. Dei 12 club del golpe, 5 sono di proprietà dello Zio Sam più il punto di riferimento della Juventus è un italo-americano, John Elkann, nato a New York con padre con cittadinanza statunitense. La mentalità imprenditoriale è la medesima e negli USA non si fanno molti scrupoli quando si parla di business. Se di là dall’Oceano decidono di staccare la spina alla UEFA, i più importanti club europei possono creare una scissione storica e spaccare in due l’industria del Vecchio Continente. Magari non succederà subito ma è probabile. Quello del 2021 è stato un segnale forte di malessere.

Al momento il sistema UEFA rimane in piedi per i soldi e l’influenza politica del Qatar (vi ricorda qualcosa il Qatar Gate scoppiato a fine 2022?) e degli Emirati Arabi, ma ancora per quanto gli amici del Golfo riusciranno a tenere botta agli investitori statunitensi che dopo anni di studio e esperimenti sul mercato dell’industria europea del football, iniziano a prendere coscienza delle enormi ipocrisie e leaks di Nyon?

Se nel primo golpe vi aderirono già 4 proprietà statunitensi sulle 12 totali cosa potrà succedere domani con Real Madrid (leggi Governo spagnolo) e Barcellona (leggi intero popolo catalano) che stanno trainando tutti ad andare contro le logiche dei burocrati UEFA, forti di una sentenza della Corte di Giustizia?

Per me è solo questione di tempo poi saranno gli stessi americani a coalizzarsi per prendersi il mercato e mettere, finalmente, i club al centro di tutto, come avviene nelle leghe americane, dove sono le franchigie proprietarie delle leghe stesse. Magari non sarà la Superlega, sarà un’altra competizione, ma il futuro è tracciato e la Corte di Giustizia Europea ha aperto un’enorme crepa sul muro. Il pericolo scissione è dietro l’angolo.

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