La Juventus è in vendita? Dopo l’offensiva di Tether, Damascelli svela: “alcuni membri della Famiglia…”


Tony Damascelli, sul Giornale, si addentra nella questione Juventus, ma non con l’occhio del tifoso, bensì con quello dell’analista attento. Scruta le ripercussioni dell’intervista al Corriere della Sera, dove Paolo Ardoino, amministratore delegato di Tether e nuovo socio di minoranza del club, lancia provocazioni senza il filtro della diplomazia.

Le sue parole, cariche di ambizioni espansionistiche, rivelano un legame assai diverso da quello che si potrebbe immaginare. Damascelli non esita a suggerire che per Elkann l’idea di liberarsi della Juventus potrebbe non essere un pensiero così odioso. Ma, nel cuore della famiglia Agnelli, le reazioni potrebbero essere molteplici. C’è chi si sente pronto per un cambiamento, e il pensiero corre a Andrea Agnelli: è lui il destinatario di queste vaghe allusioni di Damascelli, o il conflitto tra ambizione e tradizione influisce sul suo giudizio?

Il giorno dopo la sua pubblicazione riportiamo cosa ha scritto Damascelli su Il Giornale:

La Juventus in vendita? Ieri il titolo in Borsa è salito del 9,5% dopo il buon risultato della squadra contro l’Inter, l’annuncio dell’ingresso di un nuovo socio di minoranza e, soprattutto, l’indicativa intervista al Corsera a Paolo Ardoino amministratore delegato di Tether la società che emette Usdt la stablecoin più nota nel circuito mondiale delle criptovalute e il cui titolare è Giancarlo Devasini imprenditore monferrino con un patrimonio di 9 miliardi di dollari che lo ha posto in quarta posizione nella classifica delle persone più ricche d’Italia.

Ardoino ha spiegato la scelta di Tether, non senza un po’ di folklore: «Siamo tifosi e abbiamo la capacità finanziaria per sostenere la Juve nei prossimi 2000 anni» ha precisato.

In attesa della scadenza 4025, sarebbe forse più opportuno un intervento più immediato sui conti del club, considerati debiti, perdite, difficoltà a trovare uno sponsor, dunque andando oltre i 45 milioni per l’acquisto del 5% delle azioni. Ardoino ha anche spiegato che «onestamente vorremmo aiutare la dirigenza, chiedendo se sarà poi necessario acquisire una quota maggiore. Ma dietro non c’è alcun piano machiavellico. C’erano stati scambi con la dirigenza e la proprietà, per una valutazione strategica. Premessa: non siamo un fondo speculativo, abbiamo chiuso l’anno con 13,7 miliardi di utili. Partiamo in punta di piedi, la tifoseria deve adattarsi alla nostra presenza».

Juventus non è soltanto una squadra di calcio, è una società quotata in Borsa, è un club unico perché da un secolo appartiene a una famiglia che, tuttavia, ha perso i propri punti di riferimento saldi, in araldica e nel coinvolgimento sincero e profondo. Gli stessi membri della famiglia non sono più disposti ad impegnarsi finanziariamente come hanno dovuto fare in questi ultimi anni con diversi aumenti di capitale che non hanno portato ad alcun risultato. L’uscita così eclatante del manager ligure, su un tema finanziario delicato, lascia perplessi anche in considerazione dell’esposizione mediatica dell’intervista, dei toni utilizzati e del fatto che Exor non fiati, non chiarisca e lasci che la questione sia criptica. (…) La storia della Juventus sta per cambiare, è il sogno e, insieme, il timore dei vecchi tifosi ma è il desiderio e la speranza di alcuni membri della famiglia Agnelli.

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