L’era del calcio in pay tv sta finendo in Italia. La NBA della UE, il modello brasiliano (prima parte)

L’era delle pay-tv sta finendo per la Lega di Serie A (abbiamo perso la guerra concorrenziale che ci hanno fatto UEFA, FIFA e Premier League raccogliendo tutti i budget delle televisioni a pagamento e in chiaro), quel modello di business sta volgendo al termine e i club di Serie A devono iniziare a accettare che l’era delle facili rendite rimarrà solo un ricordo del passato appena scadrà l’accordo con DAZN. Proponiamo una formula ibrida per gestire in Italia questa fase transitoria e di passaggio.

Partiamo da un presupposto: se dovesse essere riproposto un nuovo contratto con una pay-tv sarà inevitabilmente al ribasso.

Il primo a rendersene conto? Andrea Agnelli

Il primo a prenderne coscienza è stato Andrea Agnelli ma il suo progetto (Super Lega) è stato presentato male, organizzato (?) peggio e ha scatenato una dura reazione politica (che ha sotterrato la Juventus), anche perché ha teso a escludere la maggior parte dei club italiani anche con maggiore appeal politico (vedi Roma e Napoli), più francesi e tedeschi che hanno sempre avuto un peso in Europa e in particolare a Bruxelles. Le idee erano ancora indefinite e troppo confuse (il modello di business non si è capito neanche oggi dopo 4 anni) ma soprattutto la retromarcia dei club di Premier era facilmente prevedibile.

Qual è il modello di business della Superlega?

La Super Lega – attraverso A22 – ha fatto una retromarcia (convinta?) e ha capito che l’unico modo per essere popolare (e convincere anche la politica) era quello di proporre il calcio in chiaro (il vero tema di oggi) sfruttando le nuove tecnologie per lo streaming, bypassando anche le televisioni tradizionali. Troppo tardi? Vedremo, ma ancora mi sembra che ci sia enorme confusione sul modello di business, non chiaro. Come puoi convincere i club a staccarsi dalla UEFA se non hai un piano sui ricavi ben preciso?

La nostra idea è un’altra e ve lo spieghiamo con la creazione seguendo due modelli già esistenti nel basket e nel calcio.

La NBA del calcio europeo: un campionato UE

L’unico punto di svolta per la Serie A sarebbe quello di accedere a un campionato dell’Unione Europa (una sorta di NBA del calcio che rappresenta un soggetto giuridico: la UE), unendo le forze con altre leghe di primo piano (Liga, Ligue 1, Bundesliga etc etc), indebolendo così uno dei principali concorrenti (l’UEFA) per i diritti tv e facendo concorrenza diretta alla Premier League. Sarebbe anche la giusta risposta politica dell’Unione ai problemi interni.

I partiti europeisti dovrebbero appoggiare i top club dell’Unione Europea in questa mission. Vi immaginate un super campionato dell’Unione Europea con i club italiani protagonisti come Juventus, Inter, Milan, Napoli, Roma, Lazio, Fiorentina, mentre gli altri hanno la possibilità di qualificarsi attraverso le altre divisioni o i campionati statali?

Magari con la maggior parte delle partite in chiaro? Quale è la multinazionale che non sarebbe interessata a comparire durante le dirette in quello che è il primo mercato mondiale per PIL? Superiore alla Cina e agli USA?

Il modello brasiliano tra campionati statali e quello nazionale-federale

Non vediamo un grande futuro per la Serie A, oramai schiacciata dalla concorrenza e con margini di manovra bassissimi. Il calcio europeo dovrebbe essere organizzato come in Brasile (che di fatto è una confederazione). Per un certo periodo dell’anno spazio ai campionati statali (brevi e intensi) per poi dare vita alla massima competizione dell’Unione Europea (e Bruxelles dovrebbe sfruttare la popolarità del calcio per unire i popoli del Vecchio Continente, divisi per lingua, tradizioni e cultura).

Come gestire la fase transitoria della Serie A post Dazn?

Ma c’è da gestire la fase transitoria di questa Serie A post scadenza del contratto Dazn. E la proposta di Aurelio De Laurentiis, (secondo presidente della Serie A a prendere piena consapevolezza del disastro a cui andrà incontro la Serie A) di proporre un calcio gratuito per tutti, va analizzata attentamente.

Noi siamo più per una formula ibrida: abbonamenti gestiti dalla Lega a basso costo più alcune partite in chiaro (le più importanti e seguite). Le risposte e i fatti arrivano dalla Ligue 1 e dai dati Auditel della Coppa Italia.
Vi cito intanto due dati (nel nostro blog trovate le fonti) per comprendere che la Lega di Serie A sta percorrendo un binario destinato a fare deragliare tutta l’industria del calcio italiano:

Dati Auditel:

  • Milan-Bari – Coppa Italia, Canale 5, 17 agosto: 2.478.000 spettatori
  • Juventus – Inter – Serie A, Dazn, 13 settembre: 1.687.803 spettatori

Cercheremo di trarre delle conclusioni sul modello per la Serie A nella prossima puntata.

Fine prima parte – continua

Lascia un commento