“Mamma li turchi”.
Il secondo tempo di Istanbul è stato uno schiaffo sonoro: quattro gol incassati in 45 minuti e l’espulsione dell’inadeguato Cabal a spalancare le porte alle armate del Galatasaray. Spalletti non ha girato attorno al problema: “Oggi abbiamo fatto tre passi indietro”.
Mettiamoci l’anima in pace: questa squadra, oggi, non ha uomini per stare a questo livello per novanta minuti. I limiti sono tecnici, ma anche numerici.
Se sbagli tre campagne acquisti su quattro, la Champions non la passi: la guardi mentre ti passa sopra. E non reggiamo neanche il doppio impegno settimanale, guarda caso abbiamo rallentato sotto il profilo dei risultati proprio quando abbiam iniziato a giocare ogni tre giorni.
Ed è un peccato, perché nel primo tempo la Juve c’era. Aveva tenuto, aveva persino chiuso in vantaggio. Ma già allora la difesa, senza Bremer, scricchiolava come una porta vecchia sotto il vento.
Il vero problema è stata la palla in uscita. Si sono notati limiti evidenti.
Ecco, l’aspetto positivo è senza dubbio il rilancio di Koopmeiners con una doppietta (ha giocato in appoggio a McKennie centravanti, visto l’attacco a pezzi).
L’aspetto negativo (oltre al 5-2 finale) è l’infortunio muscolare di Bremer.
I numeri iniziano a pesare: tre gol subiti a San Siro, cinque a Istanbul. Forse è tempo di pensare a un sistema più prudente, magari a tre centrali (come nella prima fase della gestione Spalletti) perché l’equilibrio oggi non esiste e alcuni uomini chiave – Kelly, Locatelli – sembrano arrivati al limite fisico.
Spalletti insiste: “per alleggerire la difesa e difendere meglio bisogna giocare meglio la palla”. Vero. Ma per giocare servono centrocampisti che abbiano ancora benzina e soprattutto qualità, noi di palleggiatori non ne abbiamo, l’unico indossa la maglia dell’Aston Villa.
Sulla mediana il serbatoio segna rosso.
Questa rosa non ha profondità per reggere il doppio impegno. Il crollo del secondo tempo è figlio anche dello sforzo disperato di San Siro giocato in inferiorità numerica.
Poi Cabal ha completato l’opera con un errore pesante (un doppio giallo inaccettabile in pochi minuti), rivelandosi non all’altezza della maglia. Quando la qualità si alza, le fragilità emergono senza pietà.
Questa Champions rischia di finire come le ultime: con rimpianti e realtà che presentano il conto. Per tornare competitivi serve una rifondazione vera: un portiere titolare, un centrale, un terzino sinistro, un centrocampista di qualità e un attaccante di livello internazionale.
Se non si pensa sul mercato da Juventus, è giusto neanche puntare sul quarto posto per fare queste figurette in giro per il Vecchio Continente.
Altrimenti, certe notti europee continueranno a finire così. Con il silenzio pesante dell’umiliazione. E con il peso sullo stomaco di cinque gol subiti con estrema facilità, con i limiti dei nostri messi a nudo.
