Luciano Spalletti

Vogliono colpire Spalletti, l’uomo forte della rinascita

C’è un momento, nel teatro del calcio italiano, in cui il rumore diventa strategia, una strategia infida. Non più analisi, non più critica, ma costruzione di un clima basato su “notizie” poco credibili come affermare che “Spalletti non è più solido come prima perché ha mancato l’obiettivo degli ottavi”. Meglio farsi una risata?

Prendo invece questo tentativo serio, come un cambiamento del clima mediatico (da sabato sera la svolta) intorno alla squadra.

E sinceramente, a questo gioco, non ci sto.

Da giorni circolano voci, retroscena, mezze verità — tutte direzionate — che prendono di mira l’unico uomo attorno al quale oggi la Juventus può pensare di ricostruire: Luciano Spalletti.

Di quelle fonti però non mi fido e non mi sono mai fidato, soprattutto perché lavorano per media milanesi e, nove casi su dieci, non indovinano mai la notizia.

Coincidenze che questi attacchi arrivino dopo sabato?

Non è giornalismo, è un riflesso condizionato. È il solito riflesso di certa stampa che da vent’anni si muove lungo una traiettoria ben precisa anti-juventina. Se poi arriva da giornalisti che scrivono sui soliti giornali milanesi marottiani, il cerchio si chiude.

Legare il suo futuro agli ottavi di Champions è come mettere le mani avanti sul reale obiettivo: il quarto posto. Ma pensare che Spalletti debba essere rinnovato o meno per il quarto posto è una visione miope su come dovrebbe essere gestita una società. Ma il tentativo esterno è questo. Vogliono già da adesso minargli il terreno.

“Spalletti ha avuto le stesse possibilità di altri” ?

Posso ascoltare frasi come: “Spalletti ha avuto le stesse possibilità di altri” ??? Sicuri?

Luciano è arrivato a ottobre con la squadra a pezzi, un girone di Champions disastroso (eravamo con un piede e mezzo fuori) e in ritardo in Serie A.

Si insinua che la sua posizione non sia più salda. Si suggerisce che il mancato approdo agli ottavi di Champions possa diventare una colpa.

Si accostano paragoni maldestri con Allegri e Pirlo come se il contesto fosse lo stesso, quando in campo c’erano giocatori come Dybala e Ronaldo oppure l’allenatore veniva accontentato con acquisti alla Vlahovic (quasi 100 milioni solo tra cartellino, bonus e commissioni degli agenti senza pesare l’ingaggio).

Ma davvero vogliamo fingere che lo sia? Non ci sto e combatterò questa narrazione e queste fake news perché è solo un tentativo serio per iniziare a minare il terreno per far rimanere la Juventus al punto zero.

Ma è inaccettabile che questi attacchi arrivino dall’esterno e che qualcuno, vicino alla Juve, si presti a questi giochi.

Il mercato l’ha fatto Spalletti? No!

Spalletti è arrivato a ottobre, non a luglio. Ha trovato una squadra ferita, indietro, disorientata. Non ha costruito questa rosa.

Non ha scelto di affrontare partite decisive con McKennie centravanti, si è trovato costretto di fatto, Vlahovic era infortunato da mesi.

A gennaio ha chiesto una punta di peso. Non è arrivata. A Istanbul, nella notte che decideva un destino europeo, quella mancanza si è vista tutta.

Eppure oggi si tenta di raccontare che il problema sia lui.

Non il mercato estivo mancato per Tudor.
Non quello invernale mancato per Spalletti.
Non le scelte dirigenziali che hanno lasciato la squadra corta, fragile, incompleta.

Vogliono colpire l’uomo forte

Lui. È una narrazione comoda, mirata a colpire l’unico uomo forte.

Perché individuare l’uomo forte è sempre il primo passo per delegittimarlo, in modo tale da affondare la nave. Se viene colpito il capitano, l’unico a capirci qualcosa in queste acque infestate da squali, la nave rischia di andare a picco.

La storia juventina lo insegna: quando emerge una figura capace di dare struttura — Conte ieri (per le scommesse dopo il primo scudetto), Spalletti oggi — il sistema reagisce. Non con attacchi frontali, ma con il logorio sottile del dubbio e con colpi bassi.

E guarda caso, mentre Spalletti rimetteva in piedi la squadra in Serie A, la Juventus attraversava una stagione arbitrale tra le più pesanti degli ultimi anni.

Coincidenze? Forse no.

Se Spalletti deve pagare, i veri responsabili…

Ma di certo non è una coincidenza il tempismo con cui parte il racconto del “non basta”. Gli avessero almeno preso l’attaccante che voleva lui, potevo anche capire e giustificare qualche attacco. Così è inaccettabile, non percepisco imparzialità.

Legare il futuro dell’allenatore al passaggio degli ottavi è un esercizio di fantasia. Se davvero fosse questo il criterio, allora la domanda dovrebbe essere un’altra:

che giudizio meriterebbero coloro che da luglio hanno costruito (o non costruito) questa squadra? Se Spalletti non merita la riconferma, allora Comolli e Chiellini (i veri autori di questo disastro sportivo insieme alla proprietà) che fine dovrebbero fare?

Non si può ogni anno ripartire da meno uno. Non si può cambiare guida ogni volta che il sistema individua un bersaglio.

Perché il clima che si respira oggi non è neutrale. È il prodotto di dinamiche che chi ha vissuto il calcio da dentro conosce bene: relazioni, influenze, narrative costruite, guarda caso contro l’unico nostro faro.

Non è complottismo. È memoria.

E proprio per questo bisogna stare attenti: il vento sta cambiando e il mirino si sta spostando, guarda caso dopo il furto di sabato e le polemiche conseguenti.

Fate attenzione agli attacchi mediatici strumentali

Spalletti oggi rappresenta la possibilità di un nuovo ciclo. E nel calcio italiano, quando qualcuno prova a costruire un ciclo fuori dalle logiche dominanti, il tritacarne mediatico si mette in moto.

È già successo. Sta succedendo di nuovo, guarda caso dopo le polemiche di Marotta. Forse qualche telefonata è già partita?

Ma noi rimaniamo con la guardia alta, questi attacchi a Spalletti arrivano da coloro che per tre anni avevano fatto finta di nulla di fronte agli scempi tecnici e societari. Di loro non ci fidiamo, peseremo ogni loro parola, pronti a denunciare eventuali fake news.

Complotto? C’è una regia anti-juventina

Ma state molto attenti perché ora gireranno parecchie fake news su Spalletti e sul suo rinnovo con la Juventus, per la regia (di questo sistema marcio) anti-juventina è l’unico (“uomini forti per destini forti”) che possa ricostruire un ciclo alla Juventus, per questo lo attaccano, come attaccarono Conte dopo il primo scudetto.

Appena individuano l’uomo forte, tranquilli che iniziano i media a metterlo nel tritacarne. Marotta le conosce bene queste dinamiche e tra il 2017 e il 2018 si è trovato anche lui con il mirino puntato: era lui l’uomo forte (non certo il presidente, questo lo abbiamo capito dopo) che a Torino reggeva tutto.

Poi il testimone è passato a Agnelli e sono spuntati i vari Pecoraro, Santoriello e tutta quella cricca anti-juventina.

Oggi vedrete che proveranno i media milanesi a mettere nel mirino Spalletti, il vento è già cambiato.

Nota bene: non siamo complottisti, conosciamo bene le dinamiche dei media, avendole vissute per tanti anni da dietro le quinte e sappiamo come si muovono…

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