La posizione di Vlahovc e McKennie alla Juve: novità e incontri

Il calcio è spesso una questione di sliding doors. E quella di Dusan Vlahovic, oggi, è una porta socchiusa più per necessità che per convinzione.

Il serbo vuole la Juventus — o forse la Juventus è rimasta l’unico approdo davvero possibile, visto che sul mercato nessuno ha ritenuto sostenibile il pacchetto completo: commissioni, ingaggio, status.

Poi è arrivato l’infortunio, a complicare ulteriormente una situazione già ingessata. Così, tra il pragmatismo e l’orgoglio, si è aperto uno spiraglio: il giocatore e il suo agente Ristic sono pronti a sedersi a un tavolo.

Da più fonti l’incontro è confermato tra Ristic e gli uomini mercato della Continassa.

Non per un atto d’amore, ma per capire se esistono le condizioni di una convivenza sostenibile.

Perché il nodo non è tecnico — Vlahovic resta, la prima scelta offensiva in questa stagione per Spalletti — bensì economico.

Lo staff del calciatore continua a ragionare come se il prossimo club dovesse “comprarlo” attraverso un robusto bonus alla firma.

McKennie: verso il 2+1?

È la stessa logica che aleggia anche nel dossier Weston McKennie: contratti più snelli, ma premi iniziali pesanti (si sta trattando con l’americano sui quei termini: bonus alla firma più ingaggio per due anni più un’opzione per il terzo).

Dilemma Vlahovic

E qui nasce il dilemma.

C’è chi, dentro e fuori la Continassa, considera Vlahovic l’unica medicina possibile per evitare una primavera da comprimari e agguantare almeno il quarto posto.

Del resto, nella notte decisiva di Champions, la Juventus si è presentata senza un attaccante di ruolo pur avendone quattro a libro paga. Una fotografia impietosa.

Ma il calcio moderno non vive di fotografie, vive di bilanci.

Rinnovare Vlahovic significa però congelare risorse decisive: oggi il suo costo complessivo pesa per circa 44 milioni lordi tra ingaggio, bonus e ammortamento. Una cifra che, liberata, rappresenterebbe ossigeno puro per il mercato, un budget per Comolli e Ottolini.

Consideriamo che dovrà essere riscattato Openda a 42 milioni di euro, quindi più di 10 milioni saranno in quota di ammortamento annuale. Dei 44 milioni di Vlahovic ne rimarrebbero 34 a disposizione nel bilancio 2026/27.

E il budget, a Torino, è il vero tema del futuro alla luce del Fair Play Finanziario della Uefa.

Riscatto prestiti

Douglas Luiz convince all’Aston Villa ma non offre certezze di riscatto. Nico Gonzalez è scivolato ai margini dell’Atletico tra acciacchi e gerarchie.

I riscatti di entrambi, uniti al mancato rinnovo del serbo, rappresenterebbero l’unica combinazione capace di aprire margini per un’estate ambiziosa. In caso contrario è solo un’illusione.

Se rinnovano tutti, siamo destinati al quarto posto

Altrimenti, il rischio è restare prigionieri del déjà vu: stessi uomini, stessi limiti, stesso destino — quello di lottare per il quarto posto dal 2021 a oggi. Del resto, se rimangono tutti (Locatelli, McKennie e Vlahovic), le caratteristiche e le qualità tecniche sono quelle e non avremmo spazio per altri acquisti.

E allora la domanda diventa inevitabile, quasi esistenziale: tenersi Vlahovic come ancora tecnica e simbolica, accettando un mercato condizionato?

Oppure rinunciare al presente per provare a ricostruire il futuro?

Ma la Juve ha delle alternative in attacco valide e idee chiare e soprattutto ha i budget per ingaggiare attaccanti di livello internazionale?

La Juventus è davanti a un bivio.

Il piano Osimhen di Giuntoli

Osimhen ha confermato quanto vi abbiamo sempre detto: alla vigilia di Gala-Juve ha parlato e ha confermato che aveva avuto più di un contatto con Giuntoli che lo voleva portare a Torino.

Sul fondo, resta l’eco del piano abortito di Giuntoli: cedere Yildiz, affidare Mendes alla ricerca di un compratore inglese, e costruire un asse nuovo con Osimhen e Tonali. Il turco è stato blindato con il rinnovo dopo la cacciata del dt toscano, Osimhen resta un sogno costosissimo, protetto da clausole e stipendi fuori scala.

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