Ci vuole visione, una società seria e competente deve avere visione, deve programmare, non fare una rivoluzione il 28 maggio.
L’esempio ce l’abbiamo sotto gli occhi: il Como. Nel calcio vince e va avanti chi programma, nella Juventus l’improvvisazione è di casa, a iniziare dalle scelte caotiche e improvvisate della società. E la gestione sportiva della Ferrari è molto simile.
Rinnovo di Spalletti
Proprio per questa ragione, bisogna avere visione dopo tre sconfitte consecutive: domani va rinnovato Spalletti (senza se e senza ma) e bisogna ricostruire club e squadra seguendo le sue indicazioni. Questo non vuol dire che anche Spalletti non sia esente da errori, ma nel suo mestiere chi sbaglia di meno è bravo. E lui ha la visione, la leadership e l’esperienza per ricostruire un grande club.
E’ l’unico leader che abbiamo, l’unico che capisce di calcio nella Juventus (non tutti i grandi ex giocatori possono essere degli intenditori, soprattutto se a volte si fanno condizionare male da vecchie amicizie malsane e in malafede).
Fuori dal 4° posto? Chiellini e Comolli out!
Se non si arriva quarti, Chiellini (che ha consigliato la rivoluzione scellerata del 28 maggio a Elkann) e Comolli (autore di due mercati da incubo e dalla pessima gestione di Tudor) devono fare le valigie.
Le squadre e le società si costruiscono tra febbraio e marzo. Nel 1994, Moggi, Giraudo e Bettega iniziarono a lavorare proprio a febbraio.
Guerra o Pace? Serve un nuovo Presidente da guerra (Nasi)
Serve una società forte: se Elkann non vuole vendere deve prima di tutto fare una guerra politica senza precedenti, per questa ragione deve rimuovere il Presidente Ferrero (non ho niente contro di lui) che rappresenta l’accordo con la FIGC e l’appoggio della Juventus alla ri-elezione di Gravina. Il presidente fu bravo a evitare altri danni con la seconda inchiesta sulla manovra stipendi (la vera porcata) ma oggi serve un presidente da guerra e non da pace che va in Lega a rappresentare gli interessi della Juventus e di Exor.
Se fossi in Elkann chiamerei il cugino Alessandro Nasi (se sono vere le voci che è tifoso granata non mi interessa, anche Giraudo era del Toro ma fece alla grande gli interessi della Juventus più di altri presidenti juventini). Serve un membro influente della famiglia per combattere questa guerra, nel caso contrario è meglio vendere.
Ricordiamoci che una delle sliding doors di questa stagione è l’espulsione di Kalulu (con una squadra debole è facile destabilizzare tutto, se gli arbitri condizionano con gli episodi 5/6 partite è ancora peggio).
E’ lo stesso gruppo (perdente) da 5 anni a questa parte
Questo gruppo, bene o male è lo stesso dal 2021, i leader e veterani sono gli stessi ed è un gruppo che ha fallito con Allegri (tre volte), Thiago Motta e con Tudor. Ora non vanno commessi nello stesso modo gli errori del passato con Spalletti.
Dopo tre sconfitte, va convocato l’allenatore in sede e gli va fatto firmare un contratto di tre anni per dare un messaggio chiaro a questo gruppo. Va fatto firmare quasi con la forza per fargli capire che in un momento difficile della stagione ha la piena fiducia della società anche per il futuro. Un messaggio forte all’interno e all’esterno.
Servono 5 innesti di personalità
Servono 5 innesti di esperienza e personalità. Locatelli e McKennie, per fare due nomi dei senatori, hanno sempre un buon rendimento, ma le loro prestazioni da Juventus sono 15 partite a stagione, la media da 5 anni a questa parte è questa. Ne servono 38 di partite per essere da Juventus (vincente).
Possono essere ottime riserve, dei comprimari (ma i fatti dicono che non hanno mai lottato oltre il quarto posto). Sarei felice di vederli con un regista tecnico vicino. E poi c’è Koopmeiners: è un giocatore che anche oggi ha sfiorato il goal in due occasioni (un palo e un colpo di testa finito fuori per centimetri). Serve costruire un centrocampo con innesti di qualità, ma non tutto è da buttare.
Il Como è l’esempio: serve programmare
Il Como è l’esempio lampante: in questa Serie A mediocre basta programmare nel modo giusto, l’allenatore è stato determinante nella scelta dei calciatori, tutti adatti a quel progetto tattico.
A parte Nico Paz, Fabregas non ha campioni, ha 18 giocatori funzionali che giocano a memoria.
Di cosa ha bisogno la Juve oggi
Non serve spendere una fortuna, bisogna avere una proprietà che sa programmare, un allenatore con le idee chiare (Spalletti) e dei dirigenti bravi sul mercato (oggi non ne vedo e percepisco in società, anche se Ottolini va ancora testato a questo livello).
Spalletti deve diventare il Ranieri bianconero, è l’unico che ha lo spessore per capire cosa stia mancando nel club, l’unico che può capire se Ottolini e Modesto sono da Juventus.
Soliti errori… solita partita
Per il resto è inutile commentare una partita che è la fotocopia di molte altre: errori individuali, primo goal regalato, secondo goal in contropiede. E la squadra (in debito d’ossigeno con il doppio impegno e con una rosa ristretta) deve scalare un Everest dal punto di vista psicologico.
Non abbiamo un portiere all’altezza: Di Gregorio è oramai in crisi nera e ogni tiro è un goal, o quasi. Non abbiamo un attaccante che possa levare le castagne dal fuoco quando le partite si mettono male. Sarà dura, con questi limiti qualificarsi.
Guardiamo le cose con una visione di lungo periodo:
Ripeto e lo ribadisco: il 28 maggio avevamo previsto l’andamento di questa stagione, i fatti ci danno ragione. Il lavoro di Spalletti ci ha illuso che alcuni mestieranti calciatori potessero diventare dei principi.
Il doppio impegno ha devastato una rosa non all’altezza
Ma i nodi sono venuti al pettine con il doppio impegno: abbiamo smesso di correre più degli altri e i limiti individuali sono emersi come sempre, nonostante una buona organizzazione di gioco. Poi, anche Spalletti, come tutti gli allenatori, commette i suoi errori (il tecnico più bravo è quello che sbaglia di meno).
Oggi c’è da sperare di ritrovare la forma una volta che saremo usciti dalla Champions, perché non abbiamo assolutamente una rosa adatta al doppio impegno, sia sotto il profilo qualitativo che dal punto di vista numerico.
