La Juventus di Elkann probabilmente non tornerà a vincere. Non per mancanza di risorse, ma per assenza di una mentalità che consideri la vittoria come obiettivo strutturale e non come eventualità favorevole.
Alla Continassa non esiste più il principio secondo cui vincere è l’unica cosa che conta.
Esiste invece un nuovo paradigma gestionale:
➡️ il quarto posto come obiettivo strategico
➡️ il resto come variabile accessoria
Il problema non è tecnico. È temporale.
Il timing decisionale della proprietà ricorda quello di un consiglio di amministrazione chiamato a deliberare solo quando il bilancio è già compromesso.
Si attende maggio. Si attende il piazzamento minimo. Si attende la qualificazione come forma di elemosina competitiva. Poi, eventualmente, si decide.
Nel frattempo, ogni anno si sbagliano dirigenti o — più spesso — i ruoli dei dirigenti. E quando si sbagliano abbastanza volte le caselle dell’organigramma, prima o poi non si centra neppure l’obiettivo minimo che ha sostituito la vittoria.
C’è poi un aspetto ancora più ambiguo, coerente con lo stile della gestione: chi comanda oggi davvero sulle questioni tecniche che contano?
Comolli o Chiellini?
L’impressione è quella di una confusione non casuale ma strutturale, che impedisce qualsiasi visione di lungo periodo. Una sovrapposizione di ruoli che non chiarisce responsabilità e non consente di guardare avanti con serenità. La solita ambiguità sabauda.
Oggi non si dovrebbe discutere del finale di stagione. Si dovrebbe già programmare la prossima.
Le mosse sarebbero semplici, quasi banali:
- confermare Spalletti ora
- sottrarre a Comolli la delega sportiva, mantenendolo se necessario in ambito amministrativo (anche se l’operazione quarta maglia meriterebbe una riflessione a parte)
- chiudere la parentesi della delega tecnica a Chiellini, segnata da operazioni come Conte e dalla conferma di Tudor
Nel frattempo la Juventus vive una stagione in cui gli errori arbitrali sembrano moltiplicarsi senza che esista una reale risposta politica.
Forse la domanda è inevitabile: chi sta difendendo oggi la Juventus? Eppure abbiamo un consigliere federale.
La programmazione di una grande istituzione sportiva non si costruisce a maggio, quando si tirano le somme. Si costruisce a febbraio, quando si devono prendere decisioni.
Individuare oggi un responsabile di mercato e un dirigente tecnico di primo livello non sarebbe una rivoluzione. Sarebbe semplicemente un atto di governo.
Continuare a rimandare, invece, significa presentarsi ancora una volta a fine stagione con l’ennesima rifondazione annunciata.
E con la sensazione che, più che vincere, l’importante sia aver partecipato alla lotta per il quarto posto
