Luciano Spalletti

Spalletti: l’ostacolo reale per il rinnovo, perché dovrebbe essere il Ranieri bianconero. Comolli e Chiellini a rischio? La nostra analisi

C’è una vecchia regola del calcio italiano che torna sempre di moda: gli allenatori bravi vogliono contare.Vogliono avere voce in capitolo nella costruzione della squadra.

Non succede solo oggi con Luciano Spalletti alla Juventus (ipotesi ventilata in questi mesi e confermata anche da Tuttosport stamani). È una storia antica. Successe con Antonio Conte, che se ne andò proprio perché voleva incidere sulle scelte di mercato. È successo con Massimiliano Allegri, che nel 2021 ebbe da Andrea Agnelli carta quasi bianca. E succede oggi a Napoli, dove Conte pesa eccome sulle operazioni della società. E si vede.

Dunque non c’è nulla di scandaloso se Spalletti, mentre tratta il rinnovo con la Juve, pretende voce sul mercato.
Anzi, sarebbe strano il contrario.

Il problema, semmai, è che Spalletti ha tutte le ragioni del mondo per non fidarsi della dirigenza.


Errori di mercato e una squadra costruita male

La gestione Comolli-Chiellini sul mercato è stata, diciamolo senza troppi giri di parole, un mezzo disastro.

Le operazioni azzeccate si contano sulle dita di una mano. Forse una sola davvero convincente: Boga.

Per il resto si è assistito a una sequenza di errori difficili da spiegare:

  • Giocatori sbagliati per ruolo, come Openda e David, che in Serie A possono giocare solo da seconde punte.
  • Nessun direttore sportivo nominato per sei mesi, una follia per un club come la Juventus.
  • Trattative infinite e inconcludenti, su tutte quella per Kolo Muani, inseguito per un’estate intera e mai arrivato.

Alla fine la Juve si è ritrovata con un pugno di mosche e un attaccante completamente diverso.

E gennaio ha toccato momenti quasi grotteschi: se la società si fosse mossa a dicembre per Kolo Muani, probabilmente lo avrebbe preso nel mercato invernale, visto che il PSG era d’accordo.

Invece nulla.

E non è finita lì: Malen, trattato con poca convinzione, è finito alla Roma in prestito e lì sta facendo la differenza.


Elkann dovrebbe fidarsi solo di Spalletti

A questo punto il discorso si allarga.

Perché anche John Elkann, negli ultimi mesi, ha preso una serie di decisioni discutibili.
O meglio: si è fidato delle persone sbagliate.

Giorgio Chiellini, per esempio, aveva assicurato di poter portare Conte. Non è successo. Poi è stato il turno del tentativo su Gasperini, arrivato fuori tempo massimo.

La famosa telefonata di Comolli? Più leggenda che realtà, e per molti è stato uno sgarbo dell’entourage del giocatore (agenti) alla dirigenza Juve.

Infine la scelta di Tudor, voluta soprattutto da Chiellini mentre Comolli preferiva Marco Silva, allenatore molto più conservativo, per non dire catenacciaro.

Il risultato? Nel giro di pochi mesi Tudor è stato lasciato completamente solo, senza il vero sostegno né della dirigenza né dell’area tecnica.


Spalletti come Ranieri a Roma

A questo punto la soluzione forse è semplice. Spalletti dovrebbe avere un ruolo alla Ranieri nella Roma.

Prima allenatore.
Poi, se necessario, consulente diretto della proprietà.

Perché oggi alla Juventus c’è una sensazione abbastanza chiara: l’unico che capisce davvero di calcio è lui.

E lo ha dimostrato anche a gennaio, quando ha indicato con precisione la priorità della squadra: una punta di peso.

La dirigenza, però, non è stata capace di chiudere un’operazione.


Il futuro della dirigenza

Questo non significa che Comolli sia già in bilico. Anzi, al momento è in prima linea sia nella trattativa per il rinnovo di Spalletti sia nel dossier Vlahovic.

Un’operazione in cui però il vero protagonista sembra essere un intermediario vicino al vecchio asse Allegri-Chiellini, mentre Ristic è stato messo da parte.

Un dettaglio ha fatto discutere: l’assenza di Comolli alla firma del rinnovo di McKennie, dove erano presenti Ferrero e il direttore sportivo Ottolini. Ma oggi sono sfumature, non abbiamo riscontri.

Ma se la squadra non arriverà al quarto posto, dovranno comunque rispondere sia Comolli che Chiellini: sia per la rivoluzione consigliata il 28 maggio (fuori tempo), il mancato arrivo di Conte, il rinnovo poco convinto di Tudor (a cifre spaventose), il rinnovo di Gatti (a 3 milioni netti) e tutte le operazioni di mercato che non hanno convinto.

Una gestione folle in pochi mesi. Ci vuole un grande saggio che rimetta ordine e l’unico uomo che può farlo è Spalletti.


Una soluzione semplice

La verità, forse, è molto più semplice di quanto sembri.

Comolli faccia l’amministratore delegato. Gestisca i conti, la struttura e l’organizzazione.

E soprattutto non permetta più a Chiellini di entrare nelle questioni tecniche.

Il mercato deve essere affidato a Spalletti e Ottolini:

  • Spalletti per la visione strategica
  • Ottolini per scouting e operatività

Il resto sono solo chiacchiere.

E nel calcio, come insegna la storia della Juventus, quando si parla troppo con i giornalisti, non è un buon segno. Chi vuol capire capisca.

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