L’ennesimo infortunio muscolare di Paul Pogba (20 giorni di stop) ha sfiduciato tutto l’ambiente e svalutato (se ce ne fosse ancora bisogno) quella che doveva essere l’operazione dell’anno, in realtà rischia di rivalutarsi come il pacco del decennio.
Il rischio è tangibile considerando che – nelle ultime tre stagioni a Manchester – Paul ha giocato poco più di un campionato di Premier League se sommiamo tutte le presenze in campo. Un pò poco anche per giustificare chi l’ha voluto in bianconero. Diciamocelo tra i denti: l’operazione Pogba si sta rivelando un’operazione suicida con almeno circa 60 milioni di euro in ballo per la Juventus, in 4 stagioni.
Il giocatore si è infortunato domenica mattina nell’allenamento di rifinitura mentre calciava in porta. Oggi la risonanza ha dato il suo responso: lesione di basso grado all’adduttore. Stop di altri 20 giorni.
Pogba: il problema non è solo fisico ma…
Ma il problema di Pogba non sono solo i guai fisici, sempre più ripetuti, ma anche una mancanza di convinzione e di fame che hanno contraddistinto il Pogba della prima esperienza juventina. Il ragazzo, poco più che ventenne, ne aveva di fame e parecchia. Oggi sembra (magari non è così) all’apparenza poco motivato e coinvolto in questa avventura.
Il primo Pogba aveva una voglia matta di dimostrare al mondo che, l’allenatore più titolato della storia del calcio, Sir Alex Ferguson, con lui aveva preso una bella cantonata. Una delle poche della sua fantastica carriera.
La scelta in estate di ascoltare il parere del suo fisoterapista, quasi fosse uno sciamano, invece di pensare all’opinione clinica e scientifica dei medici, ci ha lasciati basiti e ha confermato le voci che arrivavano da Manchester, di un giocatore che non aveva tutta questa determinazione ma che faceva sempre scelte singolari in Inghilterra.
E’ un blocco psicologico
Come mai Paul si è subito buttato nella mischia, il giorno dopo le accuse di Massimo Brambati (che ha parlato di un infortunio muscolare inesistente, semmaipiù di un blocco psicologico da parte di Pogba)? Coincidenze?
L’atteggiamento di Pogba in questa seconda stagione juventina ricorda (anche per il numero di infortuni) la scarsa propensione al voler tornare progagonista di Ramsey. Il gallese pareva sfiduciato dopo la catena di infortuni, idem Pogba. Mi rendo conto che non sia facile, soprattutto quando hai un conto in banca che ha assicurato il futuro ad almeno 5 generazioni della tua famiglia.
Dalla Continassa dicono che dopo un menisco devi anche giocare e stringere i denti, andare “sopra il dolore” ma sembra che Paul faccia il contrario. Appena avverte una fitta ha paura (voci quindi che confermano quanto disse Brambati).
Non cerchiamo più i campioni con la pancia piena…
Ma diciamocelo chiaro: questi atleti che si avvicinano ai 30 anni e, che nell’ultimo decennio hanno guadagnato cifre vergognose, sembrano avere la pancia bella piena. Sembrano (ma magari è solo l’apparenza) tutt’altro che motivati e determinati. E’ proprio durante la fase del recupero da un infortunio che si misura la determinazione e la fame di un atleta.
Un altro esempio di un giocatore che sembra (anche qui l’apparenza potrebbe ingannarci) in vacanza a Torino è Leo Paredes (ma ne abbiamo visti altri con il conto in banca bello imbottito che non sono sembrati il massimo esempio da seguire come Arthur, lo stesso Ramsey, ma la lista è lunga). Rabiot invece lo abbiamo capito in ritardo e forse, anche lui ha capito il calcio italiano con un late di quasi 3 anni.
Come Moggi e Marotta sceglievano i giocatori
Direte voi: ma gente come Pirlo, Di Maria (seppur nella prima parte di stagione sia stato condizionato dagli infortuni e dal Mondiale), Khedira, Mandzukic, Tevez si sono rivelati dei veri trascinatori, sempre primi a presentarsi in allenamento eppure ne avevano guadagnati di soldi. Vero.
Ma una volta, quando esisteva ancora un settore tecnico nella Juventus gestito in un certo modo, ci risulta che i vari Moggi o Marotta (con Paratici al suo fianco) andavano a casa dei giocatori, dei futuri acquisti, stavano con loro delle ore per cercare di capire la voglia e le motivazioni, oltre alla vita privata degli atleti. E’ questa la chiave che ha sempre contraddistinto la Juventus. I bianconeri facevano sempre delle indagini sulle persone che si celavano dietro ai campioni. Nel calcio le motivazioni sono tutto.
Nelle ultime 3 stagioni almeno, sembra che si sia smarrita questa strada. La differenza tra la Juventus e l’Inter di Moratti è che Moggi e Giraudo non compravao figurine ma gente di carattere come Nedved, Davids, Deschamps, Ferrara, solo per fare alcuni nomi.
Il buon Marotta, quando Arturo Vidal ha iniziato a vivere di notte e fare incidenti in auto ubriaco a Torino o risse, non ci ha pensato due volte a cederlo al Bayern Monaco.
L’esempio di Rovella
Per vincere serve gente fresca nelle gambe ma soprattutto nella testa. E che abbia tanta fame. Per questa ragione, quest’estate – per chi segue la nostra pagina ne è a conoscenza – abbiamo tirato una serie di improperi quando Rovella è stato ceduto in prestito al Monza. E’ sembrato, quest’estate, il centrocampista della rosa di Allegri più motivato. E in Brianza ha dimostrato tutto il suo talento. E ve lo dice uno che è sempre stato un estimatore di Paredes ma quando giocava al Boca, all’Empoli e nella Roma. La versione bianconera di Leo è di un giocatore però appagato.
La Juventus si è sempre contraddistinta rispetto agli altri club per la determinazione e il senso di appartenenza dei suoi rappresentanti in campo. Per questa ragione sarò sempre felice veder giocare in bianconero ragazzi di talento (e con tanta fame) come Fagioli, Miretti, IIling Junior, Barbieri etc etc. Per fortuna la lista è lunga.
Dobbiamo ricreare un mix tra giovani e players esperti, ma che siano realmente motivati come lo è oggi Angel Di Maria (dopo i primi mesi di ambientamento molto difficili). I ragazzi del vivaio potranno creare un’ossatura nello spogliatoio dove si ritornerà a respirare l’aria carica di determinazione che solo i giocatori juventini conoscono. E’ meglio che si faccia da parte chi è a caccia solo del profumo dei soldi.
La Juve vuole il taglio dello stipendio di Pogba (Della Valle)
Secondo la giornalista Fabiana Della Valle, la Juventus già in passato avrebbe sondato il terreno per una riduzione dell’ingaggio (oggi Pogba percepisce 8 milioni più 2 di Bonus), contattando l’agente, ma non risulta sia stato fatto un passo indietro da parte di Paul Pogba nonostante abbia giocato solo 35 minuti in questa stagione. Secondo la cronista della Gazzetta (che di fatto vive alla Continassa) la Juvetus sarebbe ora molto indispettita ed è probabile che torni alla carica per un taglio dello stipendio. Vi sarebbe quindi una certa tensione tra le parti.
I bianconeri hanno scaricato Paul?
Del resto come mai la Juventus ha fatto sapere al mondo intero della mancata convocazione di Pogba per motivi disciplinari alla vigilia del match con il Friburgo? Averlo sbandierato al vento è stato un modo per mettere in difficoltà il giocatore, quando sarebbe bastato menzionare l’ennesimo infortunio muscolare (sai che novità?), La sensazione è che Allegri e la dirigenza abbia voluto mettere il francese con le spalle contro il muro, davanti all’opinione pubblica. Non ci sono molte altre interpretazioni.

Mandando via Marotta ci siamo circondati di persone incompetenti che sul mercato prendevano solo scarti che gli altri rifiutavano oppure a parametro zero.
"Mi piace"Piace a 1 persona
Ciao Bruno. Penso che Marotta fosse la persona che tenesse a freno gli impeti dei manager e le megalomanie dei dirigenti Juve. Una figura chiave per dare equilibrio interno e decisionale alla società. Non penso che lui e Mazzia fossero molto contenti di operazioni sistematiche di plusvalenze a specchio, infatti durante la loro gestione gli scambi sono stati molto limitati . Penso che saggiamente avessero consigliato di dosare e bilanciare il ricorso a quello strumento in futuro, anche per questa ragione sono stati fatti fuori.
"Mi piace""Mi piace"