Max Allegri

Allegri, Andreini e il dezerbiano Magnanelli: perché il trio funziona

Le strade di Francesco Magnanelli e Max Allegri si sono incrociate la prima volta nella stagione 2007/08, quando il Sassuolo vinse il campionato di Serie C con Max in panchina, Francesco leader del centrocampo dei neroverdi.

Magnanelli è l’unico giocatore del club emiliano ad aver giocato in tutte le categorie e, arrivato in Serie A, ha dimostrato come giocatore tutta la sua intelligenza tattica. Ai tempi di De Zerbi era considerato l’allenatore in campo, il braccio esecutivo dell’attuale allenatore del Brighton.

Magnanelli è il recordman di presenze nella storia del Sassuolo e quando ha appeso le scarpette al chiodo, il club di Squinzi ha ritirato la maglia numero 4.

Quest’estate, Max Allegri, dopo aver realizzato di aver intrapreso oramai un vicolo cieco e una strada che non portava a nulla (difesa, difesa, difesa e gioco a intensità minima) ha capito di dover cambiare ed adottare un gioco più moderno, intenso e aggressivo. Ha deciso di richiamare un suo ex giocatore di cui si fida ciecamente: così Francesco è sbarcato a Torino.

L’anno scorso ci aveva provato anche con un altro suo ex (l’altro dezerbiano Paolo Bianco) ma c’erano ancora troppe resistenze per appoggiare una rivoluzione “bianca” il primo a non essere convinto era proprio il livornese.

Oggi i tempi sono maturi e, su pressione soprattutto della società, si è deciso di girare decisamente pagina. E così, come vi ho spiegato qualche settimana fa, Max Allegri oramai ambisce a fare sempre più il manager che gestisce staff e giocatori, una sorta di head coach all’americana (che coordina gli altri allenatori nelle varie fasi, per esempio difensiva, offensiva etc) e/o un allenatore-manager alla Benitez (più scrivania e supervisione). Nel nuovo ruolo di Max, uno degli aspetti fondamentali è quello di scegliere i migliori collaboratori sul mercato e il tecnico livornese ha scelto bene con l’ex Sassuolo che gode della sua fiducia e che, in passato, ha lavorato molto bene con il “rivoluzionario” De Zerbi.

E’ un esperimento interessante perché in un team abituato alla difesa a oltranza si sono innestate idee nuove e moderne.

Il Professor Andreini, per la parte fisica, invece è stato imposto dalla società (Arrivabene in prima fila) la scorsa stagione (a fine ottobre) e i risultati si stanno notando, con una squadra molto più brillante nelle gambe, veloce e meno macchinosa rispetto alla disastrosa stagione (pensiamo alla prima parte da incubo).

Anche Pogba ha cambiato il proprio preparatore personale e si alleggerito di una massa muscolare che, molto probabilmente, le sue articolazioni non reggeva.

Magnanelli è il tattico di questa Juve, colui che in certe sedute insegna ai bianconeri il pressing alto, l’intensità, il possesso a velocità sostenuta, mentre Allegri è colui che poi decide chi mettere in campo e coordinare questo lavoro con gli altri membri dello staff che hanno tutti un ruolo preciso e importante.

Questa Juve è frutto del lavoro di tutti, ma aver introdotto dei nuovi concetti dezerbiani può essere una chiave per un grande e decisivo cambiamento. Aspettiamo altre conferme, una rondine non fa primavera, ma l’inizio è interessante.

4 pensieri su “Allegri, Andreini e il dezerbiano Magnanelli: perché il trio funziona

  1. Non a caso prevedo arriverà anche Berardi che Magnanelli conosce benissimo. E se Allegri giocherà a 3 davanti Chiesa Vlahovic e Berardi appunto, saranno devastanti. E così si vedrà anche il vero Locatelli

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  2. 1- se il nuovo preparatore Andreini è arrivato lo scorso ottobre non mi sembra abbia
    inciso tanto….si è camminato x tutto l’anno
    2- Su Pobga casomai è il contrario…maggior massa muscolare migliora le articolazioni

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Scrivi una risposta a marcello antonelli Cancella risposta