Cos’è il DNA Juventus, visto che nelle ultime stagioni si è fatto di tutto per svalutarlo e svilirlo? Lo si può riassumere con una parola e una frase. Perché se qualcuno vuole far passare il messaggio che DNA Juve significa Catenaccio, si sbaglia di grosso, non conosce la reale storia della Juventus, vuol far passare un messaggio per sua convenienza. Perché il DNA Juventino impone una mentalità vincente e una CULTURA DEL LAVORO maniacale.
Ma andiamo al cuore del DNA Juventino con la parola e la frase che descrivono la VERA IDENTITA’ juventina.
1 – La parola: JUVENTUS, dal latino, giovinezza, gioventù.
2- La frase: “Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”
GIOVENTU’ – JUVENTUS
Si è perseguita effettivamente questa strada e politica negli ultimi 3 anni, dopo gli ingaggi dei Di Maria e Pogba? Dopo questo triennio, la Juventus schiera dei giovani titolari? A parte Yildiz che è indisponibile per una gastro-interite (!), a Roma, non ci sarà nessun giovane con alcuna possibilità di giocare dal primo minuto. Dopo un triennio di lavoro si è lavorato bene sui giovani? Li si è valorizzati o li hanno fatti esordire solo per contratto o per mancanza di alternative? Perché Yildiz che si era conquistato la maglia da titolare e, a Lecce, stava trovando continuità e intesa (e la squadra ne stava beneficiando di brutto a livello di fluidità di manovra), è stato poi relegato in panchina per il resto della stagione, tranne nel match con il Milan. Sui giovani si è lavorato bene? Siete così sicuri? Soulé e Barrenechea sono stati valorizzati lontano da Torino.
“VINCERE NON E’ IMPORTANTE, E’ L’UNICA COSA CHE CONTA”
Il DNA Juve è soprattutto racchiuso in questa frase. Lo ripeto all’infinito: è stata pronunciata da Boniperti (dopo averla importata grazie al suo fido Giuliano dagli Stati Uniti) in un momento difficilissimo, quando la Juve era realmente la sesta, settima forza del campionato, quando la FIAT e gli Agnelli non potevano spendere nel calcio perché le Banche (vedi Cuccia che impose Romiti come amministratore delegato) avevano salvato l’azienda di Famiglia ma arrivò, non a caso, per due volte quarta.
Boniperti ha lasciato questo messaggio ai posteri, il messaggio sottile (che non è stato assolutamente colto) è che nei momenti di difficoltà bisogna sempre tendere alla vittoria, siamo la Juventus a prescindere, se l’ambiente e i giocatori si convincono di poter vincere si otterranno comunque risultati migliori rispetto al potenziale della rosa. E in quel biennio arrivarono due coppe: la Coppa Italia e la Coppa Uefa (che era una Champions bis, considerando che vi partecipavano le seconde, terze e quarte in campionato).
La Juventus si è sempre poggiata su due cardini piemontesi: cultura del lavoro e mentalità, un mix condito da un certo pragmatismo sabaudo. Ma questo non significa “catenaccio a oltranza”.
DICHIARARE DI PUNTARE AL QUARTO POSTO E’ DA JUVENTINI?
Dichiarare di puntare al quarto posto e far massacrare dagli amici nelle trasmissioni la squadra e i giocatori (“sono scarsi”, il “centrocampo è scarso”) ha portato la Juventus a ottenere nelle ultime 13 giornate solo 13 punti per una media da retrocessione, due vittorie negli ultimi 3 mesi. Questo è il risultato dello scempio comunicativo al quale abbiamo assistito, e la società è complice di questo disastro.
DNA JUVE? NON E’ PANE E CATENACCIO
Allegri a cosa si riferiva con il DNA? E qui bisogna riavvolgere il nastro alla puntata di fine primavera del 2021 al Club di Sky, quando con Caressa e company Allegri fece capire che il DNA alla Juventus era differente rispetto a quello del Milan. Ma la Juventus è un club catenacciaro? Veramente vogliamo far passare il DNA Juventus come quello del difensivismo estremo?
E’ vero che negli ultimi anni, invece di guardare avanti, in modo incoerente rispetto allo slogan (che si è rivelato vuoto) LIVE AHEAD, si è guardato indietro mettendo sul terreno di gioco un calcio degno degli anni ’70, altro che il calcio deve essere uno show e bla bla bla. Tutto il contrario e questo disegno è venuto dall’alto. La Juve ha cancellato l’identità data da Antonio Conte a alta intensità, ma soprattutto ha cancellato il ricordo della Juventus di Marcello Lippi (che ha il record di finali non a caso).
Se vogliamo instillare nella testa dei tifosi il fatto che il DNA Juve significa speculazione e difensivismo siamo fuori strada.
IL GEGENPRESSING E’ STATO CREATO DALLA JUVE NEL 1994
La storia della Juventus è ben differente e non serve partire da Sivori, Boniperti, Charles. Nel 1994 la Juventus ha insegnato calcio a tutti, grazie a un Signore, Marcello Lippi. Il pressing alto con aggressione del possesso sulla linea difensiva avversaria è stato introdotto dal tecnico viareggino, quello che oggi gli esperti chiamano Gegenpressing che è finito nella Treccani che lo definisce: “l’immediata pressione sul portatore di palla avversario non appena si è perso il pallone”. Tutti parlano del Borussia Dortmund di Klopp del 2008/09 (14 anni dopo), anche se Jurgen già al Magonza aveva intrapreso questo percorso intorno al 2001.
Ma la matrice di questo calcio non appartiene alla scuola tedesca ma a quella versiliese, del tecnico campione del Mondo e d’Europa nel 1996 con la Juventus, capace di produrre un calcio offensivo.
Non disperdiamo questa tradizione che è stata ripresa, soprattutto dalla prima Juve di Antonio Conte (per poi diventare sempre meno spregiudicata).
DNA PRAGMATICO? MOTTA E’ UN PRAGMATICO
Se invece come suggerisce Tuttosport, Allegri ha voluto mandare un messaggio al suo successore, nel senso che il DNA Juve è volto al pragmatismo in senso lato (e se interpretato così posso essere d’accordo) bene, penso che anche Giuntoli si stia muovendo in questa direzione, perché Thiago Motta a me sembra un allenatore molto pragmatico.
Con una rosa che costa 27 milioni, con l’obiettivo iniziale della salvezza, sta portando il Bologna in Champions.
Chi pensa e si illude che Motta sia un giochista alla De Zerbi ha sbagliato indirizzo. Motta è uno che si adatta alle situazioni, il suo riferimento non sono i moduli ma gli spazi. Se qualcuno pensa che sia il nuovo Maifredi (anche se questa figura andrebbe rivalutata) vuol dire che non lo conosce. Il Bologna ha subito gli stessi goal della Juventus attuale (con una partita giocata in più). Il match contro il Torino è stata un’esaltazione-esasperazione della tattica.
GIUNTOLI E GLI ALLENATORI
A livello di pura estetica Motta non è De Zerbi, il calcio di Motta è soprattutto equilibrio in campo e fuori, è intensità (finalmente!), è occupazione degli spazi. Ma è lo stesso equivoco che aleggia su Giuntoli, considerando la recente esperienza vincente con Luciano Spalletti ma è un esempio fuorviante della sua carriera, perché il suo tecnico di riferimento al Carpi è stato Castori, uno che ha fatto dell’intensità, dell’aggressione degli avversari in pressing e della cultura del lavoro un mantra.
Questo non mi leva dalla testa che prima o poi Spalletti farà un’esperienza in bianconero, però attenzione: Motta è più vicino a Castori che Spalletti. A Giuntoli piace anche De Zerbi (c’è stato un contatto a gennaio) ma è troppo presto fare un salto del genere. Non puoi passare da Allegri a De Zerbi, ci vuole un passaggio intermedio.
CONTE CONOSCE BENISSIMO IL DNA JUVE
Se invece ragioniamo su altre alternative per la panchina, bene, non penso che Antonio Conte sia secondo a nessuno riguardo alla conoscenza del DNA Juventus e della mentalità vincente e cultura del lavoro.
Se poi (eventualità che non possiamo escludere) Max Allegri è a conoscenza di chi sarà realmente il suo successore e che il nostro riferimento a Motta e Conte sia del tutto sbagliato, a quel punto capiremo realmente il suo messaggio lanciato ieri.
Motta e Conte ci sembrano due allenatori estremamente pragmatici (nel senso positivo del termine). Se Giuntoli ha battuto un’altra strada (Spalletti?) lo sapremo solo tra circa 3 settimane.
