Sveglia! La vera SuperLega è la Champions! Juve: oltre €930 milioni di ricavi, bruciato un bel vantaggio

Oramai in Europa esiste un’ oligarchia formata da una decina di club che fattura più delle altre 600 squadre secondo uno studio di Deloitte. Questa situazione è stata spinta negli ultimi 10 anni dai premi sproporzionati elargiti della UEFA per la Champions League (solo il 30% di tali proventi viene deciso da un ranking decennale che privilegia questi club dai fatturati sproporzionati rispetto agli atri, vi sembra un criterio di ripartizione democratico?).

La Champions sta distrugge gli equilibri europei

La favola del Calcio del Popolo di Ceferin fa sorridere, è il classico slogan propagandistico degno di una dittatura solo per conservare una posizione dominante e screditare i potenziali concorrenti.

La vera SuperLega è la Champions che sta distruggendo le leghe nazionali e creando disequilibri tra i club europei. La UEFA sta facendo concorrenza alla Serie A, Bundesliga, Liga e Ligue 1 anche sul piano dei diritti televisivi.

Sky e Amazon si sono aggiudicati i diritti per la trasmissione della Champions League per il triennio 2024/2027. Pagheranno 90 milioni di euro a stagione, circa 4/5 milioni a partita. Casualmente, Sky ha già fatto sapere alla Serie A di non essere disposta a pagare oltre 900 milioni di euro per i diritti del campionato italiano. Idem Dazn. Ceferin sta facendo concorrenza a tutte le leghe che rimangono silenti per paura di ritorsioni e fanno i calcoli politici, ma tra Premier e Champions c’è poco spazio di manovra. Altro che Calcio del Popolo! Dov’è Tebas?

Quando ha incassato la UEFA negli ultimi 10 anni e come redistribuisce le risorse

In 10 anni la UEFA ha incassato circa 28 miliardi di euro di ricavi. La confederazione europea ha trattenuto circa 1,7 miliardi per sé. Tre/quarti dei ricavi sono destinati ai club partecipanti della Champions, il resto all’Europa League.

La UEFA ha girato contributi per 15,5 miliardi totali a tutti i club europei. Di questi la metà sono andati a solo 15 società:

  • Real Madrid
  • Barcellona
  • Atletico Madrid
  • Juventus
  • Milan
  • Inter
  • Chelsea
  • Bayern
  • Borussia Dortmund
  • Manchester United
  • Manchester City
  • Arsenal
  • Liverpool
  • PSG
  • Tottenham

La classifica degli incassi di 30 anni di Champions dei contributi UEFA dei club della Superlega:

  • Real Madrid 1,05 miliardi di euro
  • Barcellona 985 milioni di euro
  • Juventus 934 milioni di euro

Quanti contributi UEFA hanno incassato i club italiani

Gli equilibri interni del calcio italiano secondo i dati forniti da Marco Bellinazzo nel suo libro “Le nuove guerre del calcio” (che vi raccomando di acquistare perché veramente ben fatto):

  • Juventus 934 milioni
  • Inter 470 milioni
  • Milan 450 milioni
  • Roma 450 milioni
  • Napoli 300 milioni circa
  • Atalanta 125 milioni
  • Lazio 118 milioni
  • Fiorentina 60 milioni

Negli ultimi dieci anni la UEFA ha quadruplicato i contributi per la Champions alle società. Altro che Superlega. Il problema è che ai quarti giungono quasi sempre le stesse che rafforzano il loro predominio, tranne rarissime eccezioni (in casi isolati), vedi Ajax o Napoli.

Come ha fatto la Juve a perdere un vantaggio del genere?

Da qui capite del divario e vantaggio che la Juventus aveva rispetto a tutti gli altri club italiani dal punto di vista finanziario, grazie alle entrate UEFA. Di fatto era l’unico Club che riusciva ad arrivare almeno ai quarti. Dall’uscita di Beppe Marotta c’è riuscita solo una volta, poi 3 eliminazioni agli ottavi e uno addirittura nel turno preliminare.

Gli attuali contributi UEFA saranno così ripartiti: quasi il 60% è destinato ai 32 club partecinanti alla Champions League, il 20% circa a Europa e Conference League.

Di fatto, per un club qualificarsi in Champions è di vitale importanza. Per questa ragione i 12 club fondatori della SuperLeague volevano delle garanzie di medio-lungo termine per poter programmare il proprio futuro.

Negli ultimi 10 anni c’è stato un incremento verticale dei contributi UEFA ed è per questa ragione che la Juventus ha incassato più del doppio di Inter, Milan e Roma e più del triplo del Napoli.

La società di Andrea Agnelli aveva un netto vantaggio rispetto alla concorrenza interna che era difficile da dissipare, essendo le posizioni quasi cristalizzate, però è riuscita a dilapidare tutto nelle ultime 4 stagioni. Se il club bianconero avesse mantenuto le spese sotto controllo (Covid19 a parte) e avesse programmato più sui giovani (cosa che sta facendo l’attuale dirigenza), avrebbe mantenuto questa distanza dalle dirette inseguitrici, mantenendo anche una discreta competitività europea (ma qui ci spostiamo sul piano tecnico e della preparazione).

Puntare sui giocatori dal grosso nome e dagli ingaggi ingombranti invece di fidarsi dello scouting (ricordiamo che hanno fatto visita alla Continassa e a Vinovo Bellingham, Haaland e Kvaratskhelia ma il club non ci ha creduto, non volendo investire su dei potenziali campioni ma solo su nomi affermati), affidandosi al player trading come forma principale di fonte di ricavo. Un vero peccato.

Lo squilibrio tra i campionati europei

Tutte le leghe europee prima della pandemia fatturavano più di 30 miliardi. Ben 17 miliardi erano però ricavi registrati dai 5 maggiori campionati. Di questi 17 miliardi, 6 miliardi erano della Premier League (2,5 miliardi la Serie A, 3,3 la Bundesliga, 3,4 la Liga). Un gap destinato ad allargarsi con i contributi UEFA per la Champions.

Altro che calcio meritocratico e calcio per tutti, la UEFA nell’ultimo ventennio ha fatto il contrario, Il Fair Play studiato da Ceferin e i suoi compagni non farà altro che cristalizzare il dominio della Premier League.

E pensate che la Corte di Giustizia Europea sembra intenzionata (a leggere il parere dell’Avvocatura Generale del greco Ranthos) a confermare la genuinità del Monopolio UEFA. Ma del resto, in questi anni le istituzioni europee hanno fatto di tutto per favorire (grazie soprattutto alla Francia e alla Grecia) l’influenza Qatariota nel Vecchio Continente.

Abbiamo visto che proventi UEFA della Champions hanno creato all’interno degli equilibri economico-finanziari dei club europei un effetto distorsivo della concorrenza. Di fatto i contributi si sono concentrati nelle casse di pochi club, i più forti. Creando delle distorsioni pesantissime anche all’interno dei campionati nazionali: il Bayern non perde la Bundesliga dal 2013, la Juve ha vinto 9 scudetti di fila in questo periodo, il PSG può solo perdere la Ligue 1 se lo vuole, in Spagna vincono da sempre due club, con una rara eccezione decennale dell’Atletico Madrid. Il calcio europeo è ridotto così.

Una rondine non fa la primavera

E non venitemi a fare l’esempio del Napoli o del Benfica di quest’anno, dal punto di vista tecnico e del gioco delle bellissime eccezioni, ma per quanti anni De Laurentis potrà difendere il suo patrimonio tecnico? Quando i club inglesi busseranno alla sua porta riuscirà a trattenere le sue stelle? E poi diciamocelo chiaro: sono stati bravissimi nell’indovinare quei 2/3 giocatori chiave (Giuntoli è molto bravo), ma non tutti gli anni sono uguali, quando sei alla ricerca di giocatori emergenti non sempre riesci a pescare le carte giuste quando hai budget limitati. A volte dipende da mille variabili (carattere dei giocatori, infortuni e altri fattori esterni). Per questa ragione, il buon Aurelio invoca le riforme.

Da Juventino, ma soprattutto da sportivo, auspico una riforma profonda del calcio europeo che favorisca gli scontri tra i grandi club (perché sono l’unica cosa che interessa al pubblico) ma che produca anche una ripartizione più equa dei proventi, in modo da consentire all’Ajax, PSV, Anderlecht, Porto, Benfica e ai club che negli anni ’80 erano protagonisti in Europa di poter riemergere.

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