Elkann Cardinale

Juventus, Elkann e la futura vendita: perché il calcio europeo “americanizzato” fa gola a Wall Street ed è “sottosviluppato” (Financial Times)

La Nazionale Italiana ha fatto di nuovo flop (3.726.000 spettatori nell’amichevole con la Grecia, per uno share del 22,7%) e Gravina si imbroda per Euro 2032, quando ha pensato solo al potere e alle poltrone e a non fare nulla in tutti questi anni, con il nostro calcio a pezzi e sommerso dai debiti.

Ma il nostro sguardo deve allargarsi per capire bene cosa sta succedendo alla Juventus. Se non comprendiamo il contesto globale e il mercato nel quale è collocata, non capiremo mai quali saranno le mosse future di Elkann e Exor.

🔑 In breve

  • Nazionale in caduta libera negli ascolti e federazione immobile.
  • Per capire la Juventus serve guardare al contesto globale, non solo al campo.
  • Le mosse di Elkann ed Exor si leggono solo dentro il mercato internazionale.

Il calcio europeo si sta “americanizzando”

Il calcio europeo sta assistendo a un’americanizzazione. Non tutto il male viene per nuocere: il sistema è insostenibile se solo pensiamo che la Premier League (il campionato più ricco) sta accumulando debiti (ne parleremo in un’altra analisi, nonostante la forte crescita dei ricavi).

Solo i proprietari stranieri possono cambiare il sistema italiano?

Forse mi illudo e penso che se ci fossero più proprietari americani la Lega di Serie A non sarebbe in mano a gente che da 20 anni guarda solo gli interessi di cortile (Marotta, De Laurentiis, Lotito in prima fila). Fin quando la Lega non pensa al bene comune, al calcio, al rispetto delle regole, al rifiuto di una FIGC che non garantisce alcuna equità, con personaggi poco credibili (soprattutto nella giustizia sportiva), con un sistema arbitrale e un VAR che oramai ha portato il calcio italiano a essere credibile come il Wrestling, non avrà alcun futuro.

Solo con proprietari stranieri forse la Lega avrà il coraggio di sganciarsi dalla FIGC, oramai una federazione che non è credibile in nessun aspetto.

La Juventus invece è apparsa – in questi due anni – completamente disinteressata alla politica interna della Lega che fa presagire, ancora di più, il disinteresse della proprietà e la volontà di vendere nel medio termine. C’è solo una visione di mero asset o investimento, quando nelle politiche della Lega passano questioni vitali per club come la Juve. Non c’è visione e non c’è neanche voglia di averla.

L’invasione dei capitali USA: i numeri del Financial Times

Lo certifica anche il Financial Times a proposito dell’invasione dei capitali USA sul modello dello sport europeo in crisi:

“Negli ultimi dieci anni, il capitale statunitense ha rimodellato il calcio globale a propria immagine: 117 club europei sono oggi di proprietà americana. Più della metà delle squadre della Premier League, oltre un terzo della Serie A, più di un quarto della Ligue 1.”

Gli investitori USA hanno messo le mani su pezzi importanti della storia del calcio europeo: Manchester United, Liverpool, Inter, Milan, Roma, Atletico Madrid, la lista è lunga.

Chi investe nel calcio europeo vede dei margini di miglioramento enormi: ci reputano “sottosviluppati” nella gestione commerciale dei club (e come dargli torto?).

Perché il calcio europeo è “sottosviluppato” (e quindi attraente)

Il calcio europeo presenta dei margini di crescita notevoli. Nell’unico paese e lega dove hanno capito come gestire il football (e non con il metodo para-mafioso-politico-amicale italiano) i ricavi della Premier League sono più che raddoppiati nell’ultimo decennio, passando da 3,3 miliardi di sterline a 6,8 miliardi di sterline, con un tasso di crescita annuo composto del 7,4%, un dato davvero impressionante.

“Ma la logica finanziaria è comune: il calcio – prosegue il Financial Times – è commercialmente arretrato rispetto agli sport americani, e dunque offre margini di crescita enormi. Un club NBA vale oggi oltre quattordici volte i propri ricavi; un top club europeo appena 4,2 volte.”

Potete capire come gli investitori e gli uomini di alta finanza come John Elkann prevedano dei margini di crescita importanti, con un potenziale economico che è almeno il triplo.

Una crisi che crea occasioni a buon mercato

Uno degli aspetti più importanti sul perché i fondi USA investono nel calcio europeo è che quest’ultimo è finanziariamente in crisi, quindi le occasioni fioccano a buon mercato:

“Eppure l’ottimismo convive con qualche ombra. Il rapporto Uefa di quest’anno certifica che i club europei hanno perso complessivamente oltre un miliardo di euro nell’ultima stagione, nonostante ricavi record di 30 miliardi. Tra i cinque club con le perdite maggiori, quattro sono a controllo americano. Chelsea, Manchester United e Arsenal, i tre maggiori spendaccioni netti degli ultimi cinque anni, sono tutti di proprietà americana.”

Regole permissive: il vantaggio del calcio europeo

Però le regole favoriscono gli investimenti dei fondi USA.

“Secondo analisti e consulenti – secondo il Financial Times – l’afflusso di capitali statunitensi è stato determinato da una serie di fattori, tra cui il boom globale degli asset legati allo sport e un’ondata di denaro americano in cerca di investimenti. Le regole relativamente permissive del calcio in materia di proprietà hanno reso questo sport un luogo ideale per investire. Ad esempio, le società di private equity non possono acquisire partecipazioni di controllo nelle grandi squadre sportive statunitensi e vigono rigidi limiti all’indebitamento.”

Posti VIP, eventi e strutture: il nodo del sottosviluppo

Uno dei motivi del sottosviluppo del calcio europeo riguarda proprio l’impossibilità negli stati europei di garantire posti VIP (la Juventus ha dovuto smantellare le panchine in tribuna per aumentare gli spazi e i costi per posti strategici anche per gli sponsor) di un certo rilievo e la flessibilità di ospitare eventi musicali e sportivi (NFL per esempio).

Il patron del Milan Cardinale dà la sua testimonianza:

“Negli Stati Uniti, i prezzi d’ingresso sono saliti alle stelle. Quindi la gente guarda al calcio europeo e dice: questa è un’opportunità per acquistare un’opportunità globale di intrattenimento ed economica a prezzo scontato. L’opportunità economica è enorme perché lo sport non è ancora stato professionalizzato come hanno fatto gli sport americani.”

🔑 In breve

  • 117 club europei già in mani americane: oltre metà della Premier, un terzo della Serie A.
  • Per Wall Street il calcio europeo è “arretrato” → margini di crescita enormi.
  • Valutazioni: club NBA ×14 i ricavi, top club europeo ×4,2.
  • Crisi calcio europeo (club -1 miliardo di perdite), regole permissive e mancanza di strutture VIP = occasioni a basso prezzo per Wall Street.

La strategia di Elkann sulla Juventus

Nel nostro editoriale sul sito JuventinoCentoxCento vi spiegheremo qual è la strategia di Elkann sulla Juventus.

Elkann sa benissimo che il calcio europeo è “commercialmente sottosviluppato” come sostengono gli investitori USA e sa benissimo che la Juventus è una preda che, una volta ottenuta l’autosufficienza finanziaria, diventerà un altro gioiello da vendere ma alle sue condizioni, solo quando il mercato può arrivare al picco.

Il calcio europeo oggi è sottostimato per Wall Street: perché dovrebbe vendere male, quando tutto il potenziale non è stato espresso?

Vede, in ottica da numero uno di Exor, la Juventus come un asset da far maturare.

La rivalutazione del prodotto calcio è sotto gli occhi di tutti. Nessun settore sta offrendo margini di crescita del genere. Il Chelsea è stato comprato nel 2003 a 140 milioni di dollari e rivenduto nel 2023 a 4,9 miliardi di dollari.

Direte voi: sì, ma in Premier League il contesto è diverso rispetto alla Serie A e nel 2029 vi sarà la scadenza dei diritti televisivi. Giusto, ma… guardate il Napoli: secondo i media USA, De Laurentiis avrebbe ricevuto un’offerta miliardaria, quando gli esperti valutano il club partenopeo (che non ha alcun patrimonio immobiliare e strutture minime) circa 700 milioni. ADL sta aspettando il prezzo giusto ma soprattutto con un ricarico del prezzo di acquisto pauroso, visto che prese il Napoli con 29,5 milioni di euro in assegni circolari più un extra di due milioni.

Perché la Serie A piace agli investitori americani

Per gli investitori americani la Serie A è attrattiva per svariati motivi:

  1. I club non hanno strutture, i ricavi da stadio sono del tutto insignificanti: una volta costruiti i nuovi stadi, i margini di crescita potenziali sono enormi.
  2. Investire in Premier League richiede quote di ingresso che offrono margini di crescita potenziali bassi e rischi alti.
  3. Sono prese di mira soprattutto le città turistiche italiane (nel piccolo anche Pisa e Como, ma pensiamo a Roma, Milano, Napoli, Torino). L’esempio del Barcellona è sotto gli occhi di tutti: il Camp Nou è invaso soprattutto da visitatori stranieri. Servono strutture adeguate.
  4. La Serie A è gestita con i piedi, alcuni presidenti fanno i padri e padroni e non hanno permesso al calcio italiano una crescita costante. Una volta che i vari De Laurentiis, Lotito e Marotta saranno tolti di mezzo, potrebbe esserci una rivalutazione importante, seguendo logiche da lega americana imparziale. Oggi la Lega è ingovernabile proprio per queste logiche e veti incrociati.
  5. Il punto debole potrebbe essere la vendita dei diritti televisivi dal 2029, non più garantita da Dazn e Sky. La visione degli investitori stranieri è che il mercato dello sport in generale sarà sempre più sganciato dalle logiche televisive: le nuove tecnologie garantiranno streaming da device mobili sempre più diffusi con nuovi players (Amazon, Apple, Netflix, piattaforme social). Oltre alla tv, saranno sempre più centrali le vendite di eventi in web streaming. Quindi passare da un oligopolio (come il mercato televisivo) a un mercato aperto (e in mano americana nelle stesse aziende in cui hanno investito i proprietari USA).

Una vendita da 3 miliardi: il piano per ripagare gli azionisti

Considerando che il Napoli potrebbe essere venduto – privo di strutture – con un’offerta consistente, a Torino sono convinti di vendere a quasi 3 miliardi, considerando il brand di valore mondiale (ancora per quanto?), le strutture e il patrimonio immobiliare ma anche una situazione debitoria da non sottovalutare ma sotto controllo, con oneri finanziari gestibili.

In questo modo, con una vendita da 3 miliardi in su, gli azionisti di Exor saranno ampiamente ripagati dei 650 milioni di euro di aumenti di capitale in questi anni per coprire la voragine finanziaria creata dal 2018 al 2023.

Capite che solo il calcio è un settore nel quale un investimento può farti passare da 29,5 milioni a 2 miliardi in due decenni?

L’attesa paziente di Elkann e il ruolo di Comolli

Elkann aspetterà con pazienza una mega offerta da 3 miliardi in su, lasciando un ordine perentorio ai suoi manager: pieno controllo dei conti della Juventus per non perdere soldi.

Un manager straniero come Comolli ha il giusto distacco – per Elkann – per non farsi coinvolgere ed essere spietato nella gestione dei costi e dei ricavi. A meno che non faccia errori talmente gravi (forse non siamo molto lontani) da costringere la proprietà a intervenire (ne parleremo nella quarta parte) perché il manager francese sta rischiando in questi mesi se non farà un mercato un minimo decente (o i rischi economici e di svalutazione possono essere concreti).

🔑 In breve

  • La Juventus è un asset da far maturare: si vende al picco del mercato europeo, non oggi con il brand e la squadra in crisi.
  • Precedente Chelsea: da 140 mln (2003) a 4,9 mld (2023).
  • Obiettivo Torino: cessione vicina ai 3 miliardi.
  • Mandato a Comolli: conti in ordine, zero perdite.

Exor vende tutto? Ma quando? La Juventus non è più “di famiglia”

Elkann è disponibile ad aspettare fin quando non vi sarà una rivalutazione del mercato del calcio (come è accaduto negli ultimi 20 anni), ma prima o poi la dismissione accadrà (come è successo per FIAT, IVECO, Magneti Marelli, La Stampa, Repubblica, la lista è lunghissima): bisogna solo capire come e quando si arriverà a quel punto. Penso che sia un obiettivo di medio termine.

Nel frattempo, per i più nostalgici è giusto ribadire che la Juventus è oramai slegata dalle logiche familiari. Il soft power che esercitava in Italia oggi non serve più. Le fabbriche chiudono, il business è diversificato e il business dell’automotive è stato spostato nella produzione in Polonia, Serbia e Nord Africa.

La Juventus non appartiene più da tempo alla famiglia Agnelli ma a una holding finanziaria che però si comporta spesso come un fondo speculativo, anche attraverso Exor Ventures.

È bene ribadire che la famiglia controlla Exor non al 100% ma al 52% (l’altra metà sono per lo più investitori stranieri), che sta perdendo soldi con Stellantis (che dovrà essere ricapitalizzata); per mantenere la leadership Elkann può garantire profitti con la Ferrari (una delle poche aziende in utile) e con i ricavi delle dismissioni.

Per questo motivo la Juventus sarà venduta solo a un prezzo molto favorevole per gli azionisti e ci vorrà tempo: e questo è un problema per i tifosi.

Il contesto è molto chiaro: Exor sta vendendo tutto quello che è vendibile e sta reinvestendo in settori più remunerativi come la sanità (attraverso Philips). Stellantis (partecipata di Exor) è in trattative per vendere la fabbrica Mirafiori di Torino e Cassino ai cinesi di BYD. I tempi cambiano e dobbiamo farcene una ragione.

Conti in ordine: la lezione di Milan, Juventus e Roma

L’ordine è quello di tenere in ordine i conti. Come nel Milan, anche alla Juventus e alla Roma non si vuole fare il passo più lungo della gamba, anche perché la UEFA non lo permette.

Gli investitori americani (ricordiamo che Elkann è nato a New York) nel calcio europeo sono convinti che, se provi ad alzare il livello e tenti di vincere, esplodono i conti: se ti va bene, le stelle della tua squadra chiedono un aumento appena arriva un giocatore forte; se poi vinci è la fine, il monte stipendi esplode.

Se la vittoria arriva comunque, anche se non prevista, verrà accolta a braccia aperte. Pensiamo al Milan di Elliot, con lo scudetto di Pioli.

Se invece sbagli il mercato (come ha fatto in parte Giuntoli due anni fa) sono dolori e ti porti dietro per anni questo disastro finanziario e tutti gli esuberi (Koopmeiners, Nico, Douglas e Di Gregorio, oltre agli acquisti sbagliati onerosi l’anno successivo con Comolli, vedi Openda e David per l’alto ingaggio) e gli stipendi aumentati. Il rischio è di non raggiungere mai più il pareggio di bilancio.

Gli errori del passato stanno oramai condizionando l’andamento della Juventus (vedi sesto posto), che appartiene a una holding finanziaria che ha atteggiamenti però anche da fondo speculativo e che non ha esitato negli scorsi mesi a cedere anche “gioielli della famiglia”.

🔑 In breve

  • Exor cede tutto il cedibile (FCA, Magneti Marelli, Iveco, La Stampa…) e reinveste in altri settori più redditizi.
  • La Juventus è una holding finanziaria, non più un affare di famiglia.
  • Famiglia Agnelli al 52% di Exor; Ferrari traina i profitti (Exor la controlla al 20% circa)
  • Regola d’oro: niente passo più lungo della gamba. Gli errori Giuntoli (esuberi + ingaggi) pesano e rischiano di posticipare il pareggio di bilancio (ovvero l’equilibrio tra costi e ricavi nel conto economico).

JUVENTUS QUALE FUTURO (sintesi schematica)

Il flop della Nazionale e il contesto del calcio italiano

La Nazionale Italiana ha fatto di nuovo flop (3.726.000 spettatori nell’amichevole con la Grecia, share del 22,7%) e Gravina si imbroda per Euro 2032, quando ha pensato solo al potere e alle poltrone senza affrontare i problemi strutturali del nostro calcio.

Ma il nostro sguardo deve allargarsi per capire bene cosa sta succedendo alla Juventus.

Se non comprendiamo il contesto globale e il mercato nel quale è collocata, non capiremo mai quali saranno le mosse future di John Elkann e di Exor.


L’americanizzazione del calcio europeo

Il calcio europeo sta assistendo a una vera e propria americanizzazione.

Non tutto il male viene per nuocere: il sistema attuale è diventato insostenibile, perfino per la Premier League, il campionato più ricco del mondo, che continua ad accumulare debiti nonostante la crescita dei ricavi.

Secondo il Financial Times:

“Negli ultimi dieci anni il capitale statunitense ha rimodellato il calcio globale a propria immagine.”

Oggi:

  • oltre metà della Premier League è a controllo USA;
  • più di un terzo della Serie A;
  • oltre un quarto della Ligue 1.

Parliamo di club come Manchester United, Liverpool, Inter, Milan, Roma e Atletico Madrid.


Perché gli investitori americani considerano il calcio europeo sottosviluppato

Il punto centrale dell’analisi è uno.

Per gli investitori americani il calcio europeo è commercialmente arretrato rispetto agli sport professionistici statunitensi.

Come evidenzia il Financial Times:

“Il calcio offre margini di crescita enormi.”

La differenza è impressionante:

  • una franchigia NBA vale oltre 14 volte i ricavi annui;
  • un top club europeo circa 4,2 volte i ricavi.

È qui che Elkann e gli investitori vedono il potenziale di rivalutazione.


La Premier League come modello

Nell’unica lega che ha saputo industrializzare davvero il calcio, i risultati economici sono evidenti.

Negli ultimi dieci anni:

  • ricavi passati da 3,3 miliardi a 6,8 miliardi di sterline;
  • crescita media annua del 7,4%.

Numeri che spiegano perché Wall Street continui a investire nello sport europeo.


Perché i fondi USA continuano a investire nel calcio

Esiste anche un’altra ragione.

Molti club europei sono in difficoltà finanziaria.

Secondo il rapporto UEFA:

i club europei hanno perso complessivamente oltre un miliardo di euro nell’ultima stagione, nonostante ricavi record superiori ai 30 miliardi.

Per gli investitori americani questo rappresenta un’opportunità.

Acquistare oggi significa entrare in un mercato che reputano ancora largamente inefficiente.


Il vero piano di Elkann sulla Juventus

La Juventus come investimento da valorizzare

Qui arriviamo al cuore del ragionamento.

Elkann sa perfettamente che il calcio europeo è sottovalutato e ritiene che la Juventus abbia ancora un enorme potenziale di crescita.

La logica non sarebbe quella di vendere subito.

Al contrario.

L’obiettivo sarebbe portare il club verso una piena autosufficienza finanziaria e attendere una rivalutazione del mercato.

In quest’ottica la Juventus viene vista come un asset da far maturare.


Quanto potrebbe valere la Juventus?

Il precedente Chelsea è emblematico.

Il club londinese:

  • acquistato nel 2003 per circa 140 milioni di dollari;
  • rivenduto nel 2023 per 4,9 miliardi di dollari.

Una crescita impressionante.

Secondo questa visione, a Torino si ragionerebbe su valutazioni prossime ai 3 miliardi di euro, considerando:

  • brand globale;
  • stadio di proprietà;
  • patrimonio immobiliare;
  • capacità di crescita futura.

I cinque motivi che rendono la Serie A appetibile per gli investitori americani

1. Nuovi stadi e ricavi inespressi

I club italiani generano ancora ricavi da stadio molto inferiori rispetto alle grandi leghe internazionali.

2. Valutazioni più accessibili rispetto alla Premier

Entrare in Serie A costa molto meno.

3. Il potenziale turistico delle città italiane

Roma, Milano, Napoli, Torino, Como e Pisa rappresentano mercati molto interessanti.

4. Una governance considerata inefficiente

Gli investitori ritengono che il calcio italiano sia ancora gestito con logiche troppo politiche.

5. La rivoluzione dello streaming

Dal 2029 il mercato dei diritti tv potrebbe cambiare radicalmente, favorendo modelli digitali e diretti al consumatore.


Perché Comolli è una figura centrale nel progetto

In questo contesto si inserisce la scelta di Damien Comolli.

Un dirigente straniero, secondo questa lettura, possiede il distacco necessario per gestire il club con criteri rigorosamente finanziari:

  • controllo dei costi;
  • razionalizzazione della rosa;
  • sostenibilità economica.

L’obiettivo è evitare che si ripetano gli errori del passato che hanno generato centinaia di milioni di perdite.


La Juventus verrà venduta?

La risposta è sì, ma non subito

Elkann sarebbe disposto ad aspettare ancora diversi anni, finché il mercato del calcio non raggiungerà una valutazione superiore a quella attuale.

Come accaduto con:

  • Fiat;
  • Iveco;
  • Magneti Marelli;
  • La Stampa;
  • Repubblica.

Anche la Juventus potrebbe un giorno essere ceduta.

La domanda non è se accadrà.

La domanda è quando e soprattutto a quale prezzo.


Conclusione: la Juventus non è più una questione di famiglia

Per i tifosi più nostalgici è probabilmente il passaggio più difficile da accettare.

La Juventus non è più il simbolo industriale della famiglia Agnelli.

Oggi appartiene a una grande holding finanziaria internazionale che ragiona in termini di rendimento, valorizzazione degli asset e creazione di valore per gli azionisti.

Ed è proprio all’interno di questa trasformazione che bisogna leggere le scelte di Elkann, di Exor e della nuova dirigenza bianconera.

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