Spalletti a Frosinone

Spalletti critica Kolo Muani: perché lo ha fatto

La Roma di Gasperini fa paura. Lo sapevamo: il secondo anno del tecnico in giallorosso sarebbe stato quello da temere. E così.

Il dato racconta parecchio: Malen ha segnato 17 reti in 19 presenze con la Roma del Gasp da gennaio a oggi. Non è un centravanti fisico, non è il classico armadio piantato dentro l’area di rigore. Eppure segna, funziona, decide.

Dunque si può giocare bene e vincere anche senza una punta di peso. Dipende dall’organizzazione, dalle idee, dai movimenti. Dipende dall’allenatore.

Perché Kolo Muani?

E allora la domanda nasce spontanea: per quale motivo Luciano Spalletti ha voluto a tutti i costi Kolo Muani?

Quando pensi a Kolo, è chiaro che non puoi pensare a una squadra da crossing game.

La Juventus lo ha accontentato Lucio. Ha investito quasi 50 milioni, considerando anche i bonus, per un attaccante che in Europa non sembrava avere tutta questa fila di pretendenti. Lo ha fatto perché lo chiedeva il suo allenatore. Poi è arrivata la prima giornata di campionato e Spalletti, davanti ai microfoni, ha sparato a zero sul francese.

Francamente, cominciano a essere troppi questi casi.

Gli attacchi del tecnico (non aziendalisti)

Era già accaduto con Jonathan David e Openda.

Spalletti aveva recuperato psicologicamente il canadese, poi, a mercato ancora aperto, lo aveva pubblicamente ridimensionato per chiedere Kolo Muani e, più in generale, una punta fisica.

Adesso la storia si ripete.

E qui il problema non riguarda soltanto il rapporto tra un allenatore e un calciatore. Riguarda il patrimonio della Juventus.

Kolo Muani ha cinque anni di contratto a 5,5 milioni netti a stagione. David ne ha quattro più l’opzione per il quinto, a circa 6 milioni. Vogliamo parlare di Openda con un riscatto da 42 milioni?

Il rischio della svalutazione del patrimonio tecnico

Non stiamo parlando di tre ragazzini in prestito che a giugno possono essere rispediti al mittente. Parliamo di investimenti pesantissimi.

Se li svaluti pubblicamente, il danno non è filosofico. È economico. È tecnico. È patrimoniale. È calcolabilissimo.

Il reale motivo dell’attacco di Spalletti a Kolo

La mia sensazione è che l’attacco a Kolo Muani non fosse rivolto soltanto al giocatore. E forse non serviva nemmeno principalmente a stimolarlo. Era soprattutto un messaggio alla dirigenza: Spalletti vuole ancora una punta di peso, un centravanti fisico, uno capace di occupare l’area. Forse è un messaggio aperto a Massara su Zirkzee.

Non a caso si è tornati a parlare di Alexander Sørloth.

Il norvegese, per caratteristiche, potrebbe certamente essere utile. È potente, sa giocare dentro l’area, dà profondità e presenza sui palloni alti. Il dubbio è un altro: ha superato i trent’anni, costerebbe molto e pretenderebbe un contratto tutt’altro che banale.

Inoltre, l’Atlético Madrid vorrebbe cederlo soltanto a titolo definitivo. Curioso, perché per Nico Gonzalez gli spagnoli propongono un prestito con diritto di riscatto. Loro vogliono comprare con i soldi degli altri e vendere incassando subito.

Richieste che, dal punto di vista della Juventus, sono francamente inaccettabili. Mateta invece è un altro Kolo Muani, un attaccante che attacca la profondità e non l’area di rigore. Non fatevi ingannare dall’aspetto fisico.

C’è poi un’altra contraddizione.

Quando Spalletti ha detto no per Icardi

L’ultimo giorno del precedente mercato di gennaio, dopo una telefonata molto positiva con l’entourage di Mauro Icardi, Spalletti ha bocciato l’argentino. Una decisione umanamente comprensibile, considerando i problemi avuti in passato tra i due.

Ma allora non puoi tornare, pochi mesi dopo, a reclamare una punta fisica e dominante dentro l’area. La tua scelta l’avevi fatta.

Perché Icardi, pur con tutti i dubbi legati alle sue condizioni, nel rapporto tra qualità, prezzo e necessità tattiche poteva rappresentare la soluzione ideale. E può ancora rappresentarla.

Magari non per novanta minuti. Ma un attaccante del genere, inserito nell’ultima mezz’ora, avrebbe potuto risolvere molte partite.

Soprattutto considerando che nella passata stagione la Juventus ha prodotto una quantità industriale di cross senza avere quasi mai qualcuno capace di trasformarli in gol.

Altra contraddizione. Altro cortocircuito.

La comunicazione di Spalletti fa danni

Ma torniamo alla comunicazione, perché è lì che Spalletti sta facendo i danni più gravi.

Alla Juventus non siamo abituati a un allenatore che utilizza sistematicamente le conferenze stampa per colpire pubblicamente i propri giocatori e inviare messaggi alla società. Una volta può essere una provocazione. Due volte, una strategia. Quando diventa un’abitudine, è un problema.

E soprattutto offre munizioni a chi aspetta soltanto l’occasione per colpire la Juventus.

Guardate la prima pagina della Gazzetta dello Sport, che già parla di “flop Kolo Muani”. È stato lo stesso allenatore della Juve ad aprire la porta. Gli altri, naturalmente, ci sono entrati con il caterpillar.

Questo non è un modo per proteggere la Juventus. E nemmeno per volerle bene.

Io sono molto deluso da spallettiano.

La Roma corre, la Juve passeggia: i motivi

Anche perché intanto la Roma corre. Gasperini fa segnare Malen senza avere bisogno di trasformarlo in un centravanti da autoscontro. Le prime quattro della passata stagione sembrano avanzare, mentre tra loro e la Juventus rischia di aprirsi un solco già molto profondo.

A Frosinone la squadra è scoppiata dopo sessanta minuti. È vero, c’erano 37 gradi. Ma il caldo non può spiegare tutto.

L’ultima partita seria disputata dai titolari risaliva probabilmente alla sfida contro l’Inter, settimane fa. Successivamente sono arrivate rotazioni, amichevoli nelle quali molti titolari non sono stati impiegati e una partita contro la Next Gen già terminata, di fatto, dopo quarantacinque minuti.

Zero partite allenanti in due settimane è accettabile?

E allora un’altra domanda: come si può preparare atleticamente una squadra in estate in questo modo per le prime partite di campionato dove in ballo ci sono punti e molto altro?

È un punto interrogativo enorme.

Alajbegovic in campo, zero alibi

Adesso, con l’infortunio di Kenan Yildiz, non c’è più tempo per gli alibi. È arrivato il momento di inserire davvero Kerim Alajbegović, senza esitazioni. Basta con questo embargo per i giovani.

È stato uno degli investimenti strategici della società e Spalletti deve cominciare a ragionare anche da aziendalista, proteggendo e valorizzando il patrimonio che gli è stato affidato.

L’assenza di Yildiz è una tegola pesantissima anche perché Kolo Muani era stato preso, tra le altre cose, per valorizzare il turco. L’intesa tra i due è ottima. Ora una parte importante del progetto tecnico per il girone d’andata rischia di evaporare al sole.

La Juventus ha investito cifre enormi per accontentare il proprio allenatore che deve accettare anche dei riforzi che possono dare tanto in ottica del presente e soprattutto del futuro del club, chi ama la Juventus rispetta questi processi e questi investimenti.

Adesso lui deve assumersi la responsabilità di valorizzare ciò che ha chiesto e ciò che gli hanno messo a disposizione.

Perché un allenatore può pretendere. Può insistere. Può perfino sbagliare, ma non può chiedere un calciatore da 50 milioni e poi contribuire a demolirlo pubblicamente alla prima giornata.

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