Luciano Spalletti

Post Frosinone, l’analisi: senza un cambio di modulo e un bomber di razza… la Juve rischia grosso

Senza un cambio di modulo (4-3-3 classico) e un bomber di razza, la Juve rischia di rimanere ai margini del campionato purtroppo. L’allenatore e la squadra cadono sempre nei soliti errori. La scarsa concretezza e la fragilità fisica e emotiva sono evidenti, come i cambi sbagliati.

Oggi prendiamoci i tre punti (contro una squadra modesta), un Bremer ritrovato, il solito affidabile Kalulu, Conceicao (sprecone ma decisivo sull’assist e sempre una spina nel fianco dei laziali), Celik a sinistra e Douglas Luiz in cabina di regia per un’ora

Spalletti poi – in conferenza stampa – su Kolo Muani non è apparso molto convincente. Ha senso criticarlo oggi dopo una giornata? Certi attacchi dal tuo allenatore possono affondarti com hanno affondato a gennaio David.

⚽️RESTANO CERTI DIFETTI PUNTUALI COME UNA TASSA

La Juve perde il pelo, ma non il vizio. Stagione nuova, vecchi errori. Restano certi difetti, puntuali come una tassa: occasioni sprecate, partita lasciata aperta, crollo fisico nel secondo tempo e sofferenza finale. Cosa è cambiato dalla scorsa stagione? Sono stati investiti 120 milioni, ci vuole tempo per testare gli effetti benefici del mercato ma ad oggi, certi limiti strutturali rimangono evidenti anche nella trasferta laziale.

Il centrocampo deve avere un nuovo assetto e deve dare più equilibrio e soprattutto continuità nei novanta minuti, soprattutto perché sappiamo che questo attacco non garantirà una caterva di goal, nonostante la mole di gioco.

Lo 0-1 di Frosinone porta tre punti meritati, ma anche domande pesanti.

⚽️ PRIMO TEMPO POSITIVO, FINAMENTE BREMER!

Il primo tempo è stato buono. A tratti molto buono. La Juve ha dominato un Frosinone tutt’altro che arrendevole, trovando il gol con Bremer e costruendo almeno quattro occasioni importanti. Bremer, al di là della rete, è forse la notizia migliore: sembra tornato il difensore pre-infortunio, potente, sicuro, dominante.

Davanti, però, è ricominciato il festival degli sprechi. Kolo Muani ha fallito un gol clamoroso, Conceicao ne ha divorati altri due (uno pazzesco nella ripresa), Yildiz troppo evanescente.

⚽️ L’ERRORE DI NON CHIUDERE MAI LE PARTITE

Con circa 2.00 xG prodotti, la Juventus avrebbe dovuto chiudere la partita sul 2-0 o sul 3-0. Invece è arrivata al novantesimo aggrappata a un vantaggio minimo, rischiando il pareggio su un colpo di testa del Frosinone.

Sarebbe stata una beffa. Ingiusta, certo. Ma quando non chiudi le partite, consegni il risultato al caso. Cosa è cambiato dall’anno scorso? Nulla.

⚽️ SECONDO TEMPO DA INCUBO, MODULO DA CAMBIARE

Il problema è che al bel primo tempo si è alternata una ripresa orribile.

Il 4-2-3-1, così costruito, non convince. McKennie trequartista è sembrato un uomo regalato agli avversari: incapace di trovare la posizione e palesemente fuori condizione. Al sessantesimo aveva la lingua di fuori, ma Spalletti non lo ha tolto. Un errore grave, che la Juventus ha rischiato di pagare.

⚽️ LA LUCE SI E’ SPENTA USCITO DOUGLAS

Il centrocampo a due non ha retto. Al sessantesimo la squadra era già spezzata, con i giocatori fermi sulle gambe. Quando è uscito Douglas Luiz si è spenta definitivamente la luce.
Il brasiliano aveva disputato un ottimo primo tempo: cinque chilometri percorsi, più di tutti, e il 96% di passaggi completati nella metà campo avversaria. Un dato che racconta ordine, precisione, pulizia. Non sprecava palloni e dava ritmo alla manovra. Toglierlo è stata una scelta sbagliata.

⚽️ KOOP E MCKENNIE NON PERVENUTI

Koopmeiners, entrato al suo posto, è apparso troppo leggero. È stato saltato durante un tentativo di pressione e la Juve è rimasta con il solo Locatelli davanti alla difesa. McKennie, nel frattempo, risultava disperso: forse il GPS lo stava cercando direttamente in tribuna.

Con i cambi la Juve si è progressivamente persa con gli ingressi di Zhegrova (non negativo ma poco intenso e veloce), Cambiaso, Koop e Boga (il meno peggiore). Il Frosinone ha messo Hasa e ha fatto altri due cambi che gli hanno ribaltato il redimento in campo.

⚽️ MA PERCHE’ NON PASSARE AL 4-3-3?

Locatelli ha sbagliato diversi palloni nel primo tempo, ma nella ripresa, quando la partita è diventata una battaglia difensiva, ha almeno garantito chiusure importanti.

Rimane però una sensazione netta: questa Juventus deve passare al 4-3-3. Con il centrocampo a due non ha equilibrio e, soprattutto, non sembra in grado di reggere novanta minuti. E’ troppo dispendioso reggere con quel modulo (4-2-3-1) e la squadra inevitabilmente si allunga.

⚽️ PREPARAZIONE FISICA DELLE ULTIME AMICHEVOLI? PESSIMA

Anche la gestione fisica lascia perplessi. Dopo la tournée, la gara affidata alle riserve contro il Palermo e appena 45 minuti giocati con la Next Gen una settimana fa, la squadra è arrivata all’esordio senza autonomia. Non abbiamo fatto un precampionato allenante.

Al sessantesimo era completamente prosciugata la squadra. Il modulo ha accentuato il problema, ma forse qualcosa nella preparazione della partita andava programmato diversamente.

⚽️ CELIC OTTIMO ACQUISTO

Tra le note positive c’è sicuramente Celic. Affidabile, ordinato, molto efficace sulla sinistra. Non andava sostituito, così come non andava tolto Conceicao (sprecone ma l’unico che teneva sotto pressione il Frosionone): erano tra i pochi capaci di dare energia e brio alla squadra. Celic, oggi, sembra avere superato Cambiaso nelle gerarchie.

⚽️ KOLO MUANI DA TUTELARE (COME ATTACCANTE DI MOVIMENTO) MA NON E’ UN BOMBER

Capitolo Kolo Muani. Spalletti lo ha bastonato in conferenza stampa e gli errori sotto porta sono stati pesanti. Ma bisogna essere onesti fino in fondo. Kolo Muani è costato quasi 50 milioni con i bonus, però non è mai stato un bomber puro, un animale d’area, non gli si può chiedere questo. È un attaccante di movimento e di manovra.

Finché è rimasto dentro la partita, ha fatto giocare bene la squadra. Veniva incontro, proteggeva il pallone, serviva appoggi puliti e favoriva gli inserimenti dei compagni. Con Douglas Luiz a centrocampo e Kolo Muani davanti, la Juventus aveva una struttura.

Gli errori vanno evidenziati, ma massacrarlo adesso il francese sarebbe soltanto autolesionismo. Kolo Muani deve essere tutelato e aspettato.

Può aiutare moltissimo la manovra offensiva, ma non è il centravanti di razza che trasforma in gol ogni pallone sporco dentro l’area. La Juventus ha speso quasi 50 milioni senza risolvere il problema principale: manca ancora il bomber.

⚽️ LE NOTE POSITIVE E I VECCHI FANTASMI

Alla fine restano i tre punti. Restano Bremer, Douglas Luiz, Celic, oltre al solito Kalulu (che ha preso anche un palo) e un primo tempo incoraggiante.

Ma rimangono anche tutti i vecchi fantasmi: scarsa concretezza, centrocampo fragile, autonomia limitata, cambi discutibili e incapacità di chiudere le partite.

⚽️RECUPERO DI 8 MINUTI DA SCANDALO

Poi ci sarebbero gli otto minuti di recupero. Inspiegabili. A parte il lungo stop di Vicario, non ci sono stati interventi del VAR né interruzioni tali da giustificarli. Otto minuti che hanno trasformato il finale in un assedio e che rappresentano l’ennesima gestione arbitrale difficile da comprendere.

La Juventus ha vinto. Meritatamente. Ma ha concluso la partita come aveva concluso troppe volte nella scorsa stagione: stremata, impaurita, rannicchiata davanti alla propria area e con Spalletti distrutto in panchina.

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