Massara e Carnevali

Juventus, il bilancio del mercato: quasi 200 milioni di investimenti pluriennali ma i costi stagionali scendono. I voti a società, Carnevali e Massara

La Juventus ha rivoluzionato la rosa nonostante la mancata qualificazione alla Champions League, assumendosi impegni pluriennali vicini ai 200 milioni di euro. Eppure, secondo le nostre stime, l’impatto della campagna trasferimenti sul conto economico potrebbe essere addirittura positivo per circa 10 milioni. Ecco perché e i nostri voti al mercato bianconero.

Prima di analizzare il mercato della Juventus è necessaria una premessa: giudicare la qualità di una campagna acquisti e prevedere il rendimento immediato della squadra sono due esercizi completamente differenti.

La Juventus ha inserito nove nuovi giocatori, ai quali possiamo aggiungere Douglas Luiz e Nico Gonzalez, rientrati e nuovamente integrati nel progetto tecnico.

Di fatto Luciano Spalletti si trova quindi a gestire una squadra profondamente diversa rispetto a quella della scorsa stagione.

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I fattori di difficoltà che potrebbero condizionare il rendimento nei primi mesi

Cambiare così tanti giocatori può incidere inevitabilmente sul rendimento nei primi mesi.

La stessa Juventus lo sperimentò con Thiago Motta, quando all’allenatore venne consegnata una rosa profondamente rivoluzionata. Automatismi, conoscenza reciproca, inserimento tattico e rapporti all’interno dello spogliatoio non si costruiscono in poche settimane.

Le difficoltà iniziali vissute in questa stagione da altre squadre protagoniste di mercati importanti, come Tottenham e Fiorentina, rappresentano un ulteriore esempio.

Nel caso della Juventus bisogna inoltre considerare gli infortuni di Yildiz e Thuram, due titolari della scorsa stagione, e il livello raggiunto dalla concorrenza: Roma e Como, in particolare, sembrano essersi rinforzate molto. Anche il Milan ha aggiunto giocatori di qualità, pur rimanendo un cantiere aperto.

C’è infine un fattore difficilmente quantificabile: l’ambientamento dei nuovi acquisti e la loro gestione da parte dell’allenatore e dello spogliatoio, aspetto che negli ultimi anni alla Juventus non è sempre stato secondario.

Per questi motivi il voto al mercato deve essere distinto dal giudizio che arriverà dal campo.

Juventus, voto 6,5: il coraggio di investire senza Champions

Il voto alla società, intesa come proprietà e vertice dirigenziale, è 6,5.

Il motivo principale è il coraggio dimostrato sul piano finanziario.

Dopo la mancata qualificazione alla Champions League era lecito aspettarsi una campagna trasferimenti estremamente conservativa, simile per certi versi a quella dell’estate 2023, quando l’unico vero investimento fu Timothy Weah.

La situazione finanziaria rispetto ad allora è però profondamente cambiata: in quella fase la Juventus era ancora gravata da ammortamenti e stipendi derivanti dalle operazioni delle gestioni precedenti.

Questa volta il club ha scelto invece di investire.

Calcolando gli impegni già assunti e l’obbligo relativo a Openda, l’investimento potenziale è nell’ordine dei 165 milioni di euro.

Considerando anche i 12 milioni di bonus previsti nell’operazione Kolo Muani, si arriva a circa 177,8 milioni.

Le eventuali successive acquisizioni definitive dei giocatori attualmente in prestito potrebbero spingere l’impegno complessivo oltre quota 200 milioni nell’arco del prossimo quinquennio.

È importante chiarire un concetto: non significa che la Juventus abbia speso oggi 200 milioni di euro.

Si tratta di impegni economici pluriennali, distribuiti attraverso ammortamenti, prestiti, eventuali riscatti e bonus.

Ed è proprio qui che emerge il dato più interessante di tutto il mercato bianconero.

Investimenti pluriennali enormi, ma costi annuali in diminuzione

Secondo le nostre stime, i nuovi ammortamenti e i costi dei prestiti onerosi sono:

  • Woltemade: 2,8 milioni + circa 0,8 milioni di commissioni relative al prestito
  • Boga: 1,3 milioni
  • Ekhator: 3 milioni
  • Alajbegovic: 7 milioni
  • Kolo Muani: circa 10 milioni
  • Lucumi: 5 milioni
  • Sarr: 2 milioni
  • Vicario: 0
  • Grabara: 0
  • Celik: 0
  • Douglas Luiz: 0
  • Nico Gonzalez: 0

Il totale è nell’ordine dei 31,9 milioni di euro, al netto di alcune commissioni ad agenti e intermediari, anch’esse generalmente distribuite contabilmente su più esercizi quando previsto.

A fronte di questi nuovi costi, però, la Juventus ha eliminato dal conto economico una quantità ancora maggiore di vecchi ammortamenti e oneri.

Le principali voci sono:

  • Muharemovic: circa 20 milioni derivanti dalla quota sulla successiva rivendita
    Vlahovic: circa 20 milioni di ammortamento che gravavano sulla precedente stagione
    Kostic: circa 4,4 milioni
    Arthur: circa 5,4 milioni, considerando il costo della risoluzione contabilizzato nel precedente esercizio

Il totale delle voci liberate è quindi vicino ai 49,9 milioni.

La differenza tra nuovi costi e vecchi costi eliminati produce un miglioramento teorico nell’ordine dei 18 milioni di euro sul fronte ammortamenti e prestiti.

Il monte ingaggi aumenta di circa 8 milioni

Il discorso cambia analizzando gli stipendi. La Juventus ha liberato una quantità enorme di costo del lavoro attraverso diverse uscite.

Le nostre stime indicano circa:

  • Vlahovic: 22 milioni lordi
  • David: 7 milioni circa, considerando la quota sostenuta dall’Atletico
  • Openda: 3 milioni circa
  • João Mario: 3,7 milioni
  • Kostic: 3,2 milioni
  • Perin: 2,7 milioni
  • Di Gregorio: 3,7 milioni
  • Arthur: circa 12 milioni relativi alla precedente gestione contabile della risoluzione
  • Miretti: circa 1 milione

Complessivamente siamo nell’ordine dei 58,3 milioni di euro.

I nuovi costi stimati sono invece:

  • Douglas Luiz: 8,5 milioni lordi
  • Nico Gonzalez: 7 milioni
  • Woltemade: 8,6 milioni
  • Sarr: 6,3 milioni
  • Kolo Muani: 11 milioni
  • Vicario: 4,6 milioni
  • Grabara: 3,1 milioni
  • Lucumi: 3,6 milioni
  • Celik: 5,1 milioni
  • Ekhator: 2,7 milioni
  • Alajbegovic: 6,3 milioni

Totale: circa 66 milioni di euro.

Il monte ingaggi relativo a queste operazioni aumenta quindi di circa 8 milioni.

Il saldo finale: circa 10 milioni di impatto positivo

Ed eccoci al punto centrale.

Se gli ammortamenti e i costi dei prestiti diminuiscono di circa 17,9 milioni mentre gli stipendi aumentano nell’ordine degli 8 milioni, l’effetto netto teorico della campagna trasferimenti è positivo per circa 10 milioni di euro.

Il calcolo deve naturalmente essere considerato una stima.

Bisogna infatti tenere conto delle commissioni riconosciute ad agenti e intermediari, dei bonus e delle differenti modalità di contabilizzazione delle singole operazioni.

L’ordine di grandezza, però, evidenzia il lavoro compiuto dalla Juventus: il club ha rivoluzionato la squadra e assunto impegni pluriennali vicini ai 200 milioni senza aumentare il costo annuale della rosa rispetto alla stagione precedente.

Era questo, probabilmente, il vero rebus dell’estate bianconera.

Carnevali e Massara, voto 7

A Giovanni Carnevali e Ricky Massara assegniamo 7.

Non perché abbiano costruito una squadra perfetta. La Juventus presenta ancora lacune e alcuni reparti potevano essere completati meglio (manca un regista come alternativa a Douglas Luiz, manca un terzino sinistro e un vero bomber d’area).

Bisogna però considerare le condizioni nelle quali hanno lavorato.

Carnevali e Massara hanno iniziato concretamente a operare intorno al 7 luglio, senza quindi poter programmare per mesi la sessione estiva.

Hanno ereditato una rosa con diversi giocatori fuori dal progetto tecnico e difficilissimi da collocare, dovendo contemporaneamente rinforzare la squadra e rispettare gli impegni assunti dalla Juventus con la UEFA.

In sostanza, non potevano permettersi di aumentare significativamente il peso complessivo di stipendi, ammortamenti e costo della rosa rispetto alla precedente stagione.

La missione, almeno sotto questo aspetto, sembra essere stata rispettata.

Gli errori: Kolo Muani, la programmazione sul portiere e il mancato diritto su Woltemade

Naturalmente non è stato un mercato senza difetti.

L’operazione più discutibile rimane quella relativa a Kolo Muani: 38 milioni più 12 di potenziali bonus rappresentano un investimento molto importante.

Va però ricordato che quella dell’attaccante francese è un’operazione che ha attraversato addirittura tre differenti gestioni sportive: il giocatore era arrivato inizialmente con Giuntoli, è stato successivamente trattato durante la gestione Comolli e infine acquistato con Carnevali.

È quindi ragionevole ritenere che dietro l’operazione ci fosse una volontà societaria che andava oltre il singolo direttore.

C’è poi il mancato diritto di riscatto per Woltemade.

Avere un’opzione sarebbe stato naturalmente preferibile, ma bisogna contestualizzare l’operazione: negli ultimissimi giorni di mercato, di fronte alle resistenze del Newcastle, riuscire ad assicurarsi per circa 3 milioni un giocatore di questo livello rappresentava già un risultato difficilmente immaginabile. Pretendere anche il controllo futuro del cartellino probabilmente avrebbe fatto saltare l’affare.

Più discutibile nel suo complesso è stata invece la gestione dei portieri.

Anche in questo caso, tuttavia, bisogna distinguere le responsabilità: chi ha iniziato a operare il 7 luglio non può essere considerato responsabile dell’intera programmazione precedente.

Il mercato è finito. Adesso parlerà il campo

La Juventus ha quindi realizzato una campagna trasferimenti molto più ambiziosa di quanto fosse prevedibile dopo la mancata qualificazione alla Champions.

Ha cambiato profondamente la rosa, assunto impegni pluriennali molto rilevanti e, contemporaneamente, sembra essere riuscita a mantenere sotto controllo il costo annuale della squadra.

Per questo il voto alla società è 6,5, mentre quello a Carnevali e Massara è 7.

Ma questi sono voti al mercato.

Quelli veri arriveranno più avanti.

Perché un direttore sportivo può vincere il mercato ad agosto. Una squadra deve vincerlo da settembre a maggio.

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