Le bordate di Giovannino. Carnevali non le ha mandate a dire con tre frecciate pesanti.
Carnevali contro Comolli
La prima stoccata è arrivata sul dossier Kolo Muani nei confronti di Damien Comolli.
“Stiamo definendo proprio in queste ore per Kolo Muani. E’ una trattativa in corso da tanto tempo. Quando sono arrivato alla Juve leggevo i quotidiani e pensavo fosse una trattativa definita ma non era così. Ci sono state delle difficoltà e bisognava ricucire i rapporti con il PSG, rimediando ai problemi precedenti. Stiamo definendo in queste ore e siamo nella fase conclusiva. Alajbegovic? Con lui siamo un po’ più indietro ma ci stiamo lavorando. È un investimento importante ma una società come la Juve deve pensare anche al futuro. Lui è 2007 e ha le caratteristiche che cerchiamo”.
L’amministratore delegato bianconero ha spiegato di aver dovuto ricostruire la trattativa praticamente da zero. Una frase che, tradotta dal linguaggio diplomatico del calcio, suona come una critica alla gestione precedente. È difficile stabilire quanto abbia inciso economicamente, ma la sensazione è che questo azzeramento dei rapporti abbia finito per aumentare il costo dell’operazione. Il Paris Saint-Germain, dopo il prestito al Tottenham (ci ha rimesso la quota rilevante di ammortamento annuo) e una stagione vissuta nell’incertezza, non aveva alcun interesse a fare sconti. Alla fine la Juventus investirà circa 45 milioni di euro, dei quali 4 milioni difficili da raggiungere.
Non sapremo mai dove finisca la realtà e dove inizi la versione delle parti, ma il messaggio verso la gestione passata è arrivata forte e chiaro, anche perché Carnevali è molto attento agli equilibri politici e sa benissimo che Nasser Al-Khelaïfi potrebbe diventare il futuro presidente della FIFA (Infantino è stato sfiduciato anche dalla confederazione asiatica oltre che dalla UEFA e della CONCACAF per la storia dei Mondiali). Un’alleanza con il PSG può essere strategica.
Però rimane l’inelegante dichiarazione contro la gestione passata della Juventus. Bene ma non benissimo.
Carnevali si schiera con la Lega e Marotta, il messaggio contro Malagò è chiaro
La seconda bordata è ancora più interessante e ritorniamo proprio ai rapporti politici. Carnevali ha criticato duramente Malagò. La sua dichiarazione è pesante:
“Secondo me Malagò – afferma Carnevali – poteva muoversi meglio. Io penso che sia un grande presidente, un gran personaggio di sport. Come Serie A abbiamo chiesto di costruire una federazione come una società di calcio con un ds e un dt. Bisogna cercare di ripartire dalle basi, dai ragazzi giovani e dagli educatori, con un progetto sportivo”.
Mi dispiace anche per Pirlo, è stato attaccato in un modo molto forte per scelte magari anche sbagliate, ma sarebbe stato giusto pensarci prima. Noi come Serie A ci eravamo proposti a fare un investimento per trovare tecnici con qualità. Mi piacevano le proposte di Maldini e Leonardo, non bisogna inserire gli amici ma persone che sono capaci”.
E’ chiaro che Carnevali stia ribadendo una posizione nota di Beppe Marotta e della Lega di Serie A per la nomina di Mancini (inviso a Gravina e allo stesso Marotta).
L’amministratore bianconero ha ribadito il rammarico per non essere arrivati a un allenatore scelto da loro (Antonio Conte), aggiungendo che la Lega Serie A era pronta a contribuire economicamente all’operazione. Non è una frase banale. È una presa di posizione che fotografa una frattura ormai evidente con Giovanni Malagò. Ed è la prova che la Juventus si sia allineata alle posizioni di Marotta.
Dietro questa vicenda non c’è soltanto la scelta del commissario tecnico. C’è uno scontro di equilibri. La Lega di Serie A pensava di avere un ruolo centrale nella partita federale e, invece, Malagò ha dimostrato di mantenere una propria autonomia decisionale, scegliendo Roberto Mancini nonostante le note perplessità di una parte dell’establishment calcistico. Una decisione che ha inevitabilmente lasciato strascichi. Per non parlare per il golpe silenzioso per nominare Ranieri.
Più che uno strappo tra Juventus e FIGC, sembra emergere una tensione più ampia tra la governance della Lega e la nuova gestione federale. E le parole di Carnevali hanno avuto il sapore di un messaggio destinato ai palazzi del calcio prima ancora che ai tifosi.
La stoccata finale a Vlahovic
Infine, il capitolo Dusan Vlahović. Anche qui il dirigente bianconero ha evitato giri di parole, lasciando intendere che oggi le priorità della Juventus siano altre. È un segnale significativo. Mentre tutte le squadre sono già al lavoro da settimane, il centravanti serbo continua a vivere un’estate a casa. Non è il modo migliore per preparare una stagione che potrebbe rappresentare uno snodo decisivo della sua carriera.
“Non l’ho mai incontrato, so che la Juve gli aveva fatto una proposta ma che non è stata accettata. La cosa è molto semplice. Non sono uno che va a rincorrere i giocatori quando ci sono delle offerte allettanti. Mi sono sempre reso disponibile anche a parlare con i suoi agenti ma, ripeto, lui non l’ho mai incontrato”.
Tre passaggi. Tre messaggi. Apparentemente scollegati, ma forse uniti da un unico filo conduttore: Carnevali ha voluto far capire che questa Juventus intende voltare pagina. Sul mercato, nei rapporti istituzionali e anche nella gestione dello spogliatoio.
