Andrea Cambiaso

Juventus: fuori tutti! Gli indizi palesi sulla rivoluzione in atto. La tirata d’orecchie di Carnevali

Fuori Vlahovic. Fuori Perin. Fuori Miretti. Cambiaso in panchina. Gatti sul mercato. Locatelli pare non essere più popolare rispetto a un tempo nell’ufficio dell’allenatore (ci fidiamo di certe indiscrezioni da fonti blindatissime). E la Juventus che cerca un terzino sinistro: ha chiesto informazioni per Miranda al Bologna, ricevendo una risposta piuttosto netta (“è fuori dal mercato”), mentre le è stato proposto anche Kolašinac. Celik è davanti a Cambiaso (e sarebbe uno scandalo che non lo fosse).

Indizi. Parecchi. Troppi per considerarli casuali, si vuole fare – gradualmente – piazza pulita di quel gruppo ancora legato e vincolato dai dirigenti e dallo staff tecnico del 2021-2024.

L’unica eccezione: Luciano avrebbe tenuto Vlahovic, ma la società non ha prestato il fianco e non ha mai cercato Dusan, né con Comolli né con Carnevali. Dall’alto l’input è chiaro, Spalletti si sta adeguando in queste settimane, con lentezza ma lo sta facendo (vedi panchina di Cambiaso e il suo assenso alla cessione “dell’influencer dello spogliatoio” a Palermo).

L’uncio che resiste e va per la sua strada è Bremer che è sempre stato un outsider in questo gruppo, con un grande rapporto con gli emarginati come Douglas Luiz.

Spalletti non si fida più

Sta prendendo forma una linea precisa: Luciano Spalletti non si fida più del gruppo dei senatori, del gruppo dei perdenti. Le scelte iniziano a essere chiare sul mercato e in campo (vedi proprio Douglas e non gli dispiacerebbe neanche rilanciare Nico Gonzalez).

Ha impiegato qualche mese di troppo (che ci è costato parecchio) per capire che non poteva fidarsi fino in fondo degli uomini che hanno accompagnato la Juventus al sesto posto. Rimane intoccabile per lui solo McKennie.

Il problema è che questo spogliatoio conosce perfettamente il proprio potere ma lo sta perdendo giocoforza con Perin e Vlahovic lontani da Torino.

I vecchi sabotaggi e sabotatori

Quando Thiago Motta provò a spezzare determinate gerarchie, la squadra smise improvvisamente di giocare. Chi c’era in campo nelle disfatte contro Atalanta e Fiorentina, quando la Juventus venne travolta senza neppure opporre resistenza? E che cosa accadde a Tudor quando cominciò a lasciare fuori alcuni intoccabili? Basta ricordare la partita di Roma contro la Lazio e ciò che avvenne subito dopo.

Allenatori diversi, dinamiche inquietantemente simili.

Adesso tocca a Spalletti attraversare questa zona pericolosa.

A livello di informazioni raccolte da fonti fidate, pare che Locatelli non sia più così popolare. E il fatto che la Juventus cerchi Kessie penso sia indicativo, del resto la stagione è anche lunga con l’Europa League…

La strigliata di Carnevali post dichiarazioni su Kolo Muani

C’è poi un’altra indiscrezione, riportata da Yuventus TV, sulla base della confidenza di un giornalista ritenuto molto serio attendibile (per come lo conosco io parla sempre con dirigenti e allenatori di tutte le squadre, è un vecchio decano). Giovanni Carnevali avrebbe rivolto una dura reprimenda a Spalletti dopo la partita di Frosinone, soprattutto per le prime dichiarazioni rilasciate a DAZN su Kolo Muani. Parole considerate fuori luogo dalla società.

Una ricostruzione che, se confermata, spiegherebbe anche la successiva retromarcia comunicativa dell’allenatore. Dopo l’intervista molto dura a DAZN, infatti, Spalletti ha progressivamente corretto ed edulcorato la propria posizione tra Sky e conferenza stampa. Era abbastanza palese che qualcuno fosse intervenuto, queste indiscrezioni lo confermano.

La dirigenza avrebbe motivi per essere irritata. Kolo Muani rappresenta un investimento vicino ai 50 milioni di euro e, soprattutto, un giocatore arrivato anche su indicazione dell’allenatore. Almeno questa era la versione conosciuta, rafforzata dalle dichiarazioni dello stesso Spalletti, che già a febbraio aveva espresso pubblicamente il proprio gradimento per il francese.

A questo punto, però, nasce persino un dubbio: Spalletti voleva davvero Kolo Muani oppure la sua prima scelta era un’altra?

Spalletti sa di non essere stato scelto da questi dirigenti

Spalletti sa di non essere stato scelto né da Carnevali, né da Massara, sa che non può sbagliare anche un secondo anno. Ha un rapporto di stima forte con Elkann ma sappiamo bene che se non arrivano i risultati, Elkann fa presto a liquidarlo – come suggerisce un amico – con uno dei suoi messaggini. Rientra in quello stile: da Stellantis a Ferrari, ti strapagano ma quando non porti risultati, ti mettono alla porta senza pietà.

E’ successo anche a Giuntoli: carta bianca, mega contratto ma il quarto posto non è servito, c’erano “consiglieri” che soffiavano sul fuoco. Il gioco dei lunghi coltelli è una specialità della Continassa oramai. Se presti il fianco sei fregato, Spalletti lo sa, dopo un sesto posto non ha più crediti verso nessuno.

Spalletti sa, sa tutto. E potrebbe agire di conseguenza, nella consapevolezza che continuare a insistere su un gruppo perdente può portarlo solo a un salto nel vuoto insieme alla Juventus. E a quel punto l’esonero sarebbe inevitabile.

Frosinone nel bene e nel male

Ma l’allenatore di Certaldo può ripartire da un brillante primo tempo di Frosinone per ricostruire un progetto che – fino ad ora – ha poggiato sulle fondamenta sbagliate.

Resta il fatto che una vittoria non è bastata a spegnere l’incendio delle polemiche alimentate proprio dall’allenatore che invece di difendere il proprio attaccante, lo ha attaccato in modo maldestro, forse con l’intento – in buona fede – di stimolarlo di più ma anche di lanciare un messaggio alla dirigenza per il mercato. Ma è meglio fare queste azioni quando una punta segna e non sbaglia un goal importante davanti alla porta. Kolo andava protetto in quel momento, non attaccato.

In ogni caso, le dichiarazioni, le esclusioni e le scelte dell’allenatore vanno comunque in una direzione condivisibile nei contenuti. Se Spalletti vuole davvero ottenere qualcosa da questa Juventus, deve percorrere questo percorso coraggioso fino in fondo ma non deve attaccare i nuovi, bensì chi ci ha fatto annegare nella mediocrità da anni.

Serve una pulizia profonda dei senatori del ciclo perdente

Lo scriviamo da mesi: serve una pulizia profonda. Serve un ricambio tecnico, generazionale e soprattutto mentale. Bisogna cambiare gli interpreti di quello che, per risultati e dimensione europea, è il ciclo più perdente della storia recente della Juventus.

Qualcuno ricorda gli anni tra il 1986 e il 1994. Un periodo senza scudetti, certamente, ma con due Coppe UEFA e una Coppa Italia. E all’epoca la Coppa UEFA aveva un peso tecnico enorme, quasi paragonabile a quello della Champions League di oggi (visto che vi partecipavano le seconde, terze e a volte anche le quarte squadre dei top campionati). Questa Juventus, invece, in Europa è quasi sempre scomparsa.

I due cicli non sono paragonabili.

Il ciclo dei senatori è arrivato al termine

Quello di Locatelli e compagnia è arrivato alla fine, anzi non è mai iniziato. Vlahovic è andato via. Perin è partito. Gatti è sul mercato. Miretti è in Turchia (è giovane ma ha oltre 100 presenze). Cambiaso finisce in panchina mentre il club cerca un nuovo terzino sinistro. Non è una coincidenza: è un indirizzo ben preciso.

Il vecchio blocco sta perdendo potere e influenza. Locatelli conserva un rapporto forte con la proprietà, mentre McKennie rimane uno dei giocatori più apprezzati da Spalletti. Ma attorno a loro il gruppo si sta sgretolando e ora su chi faranno leva? E sappiamo che neppure i rapporti tra Locatelli e Gatti non sono sempre stati idilliaci (ricordate la fascia da capitano levata da Thiago Motta? Chi sa… sa).

Bisogna andare fino in fondo

I senatori sono più soli. Per la Juventus, paradossalmente, può essere una buona notizia e il momento giusto per cambiare pagina.

Spalletti ha acceso il fuoco. Adesso, però, non può fare l’errore di fare retromarcia, facendosi indurre dal buonismo.

Se ha deciso di cambiare davvero la Juventus, deve completare il lavoro. Senza compromessi, senza retromarce e senza nuovi intoccabili.

Avanti, dunque. Ma fino in fondo.

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